Il suo costo è troppo elevato, gli italiani rinunciano ad acquistarlo

L’aumento dei prezzi porta gli italiani a dover fare delle rinunce, tra cui questo alimento: il suo costo è troppo elevato

Aumento prezzi rinunce
Aumento costi (Foto Pixabay)

Dallo scoppio della guerra in Ucraina il portafoglio degli italiani ha risentito della situazione. Una presa di posizione dopo l’altra nel conflitto, ha fatto sì che si arrivasse all’importante aumento dei prezzi che ha colpito più categorie. Dall’energia al carburante, dal cibo a vari beni.

Tentare di far quadrare i conti è un arduo compito e non sempre si riesce ad arrivare a fine mese pagando tutte le spese. Il rincaro ha colpito ovviamente anche il settore della pesca, nel quale l’aumento dell’importo del carburante come conseguenza, ha avuto un aumento del costo di uno degli alimenti preferiti dagli italiani: il pesce. Troppo caro ormai, si sceglie di non acquistarlo più.

Il costo è troppo elevato, addio al pesce in tavola

Costo pesce troppo alto
Pesce in tavola costo elevato (Foto Pixabay)

Si riporta che il taglio nell’acquisto di pesce fresco da poter mettere in tavola, dovuto al suo costo elevato, sia del 31%. Il cibo in generale ne sta risentendo della crisi, ma il pesce in particolar modo. L’importo che serve per poterlo comprare è diventato troppo elevato, conseguenza dei costi che i pescatori devono sostenere per mantenere le proprie imbarcazioni.

Il prezzo medio del gasolio per la pesca è praticamente raddoppiato rispetto allo scorso anno costringendo i pescherecci italiani a navigare in perdita o a tagliare le uscite” sono le parole di Coldiretti Impresapescafavorendo le importazioni di pesce straniero“. La spesa del carburante rappresenta la maggior parte dei costi che sostengono questi lavoratori.

L’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare, Ismea, ha analizzato il calo sul terzo trimestre del 2022. “Hanno portato a una riduzione dell’attività di pesca per il segmento più produttivo della flotta peschereccia nazionale” viene evidenziato come le decisioni prese dall’Unione Europea influiscano su una già precaria situazione “come quello dello strascico a poco più di 120 giorni“.

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La grande parte delle imprese ittiche non riescono ad arrivare alla soglia minima di sostenibilità economica. A tentare di trovare una soluzione che unisca la sostenibilità e l’evitare di perdere il lavoro, il WWF. “Per fare questo sarà importante renderlo più sostenibile ed efficace” le parole del Wwf a seguito di un incontro con associazioni di categoria, pescatori artigianali da tutta Italia, ricercatori, ristoratori e gestori di Aree Marine Protette, come riportato da agrifoodtoday.it .

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Sostenibile affinché possa essere svolto nella piena legalità e rispetto delle risorse ittiche, della stagionalità e dei periodi riproduttivi” lo scopo è anche quello di preservare un antico lavoro invogliando i giovani “efficace perché si possa ridurre la pressione di pesca, passare meno tempo in mare, usare meno attrezzi e guadagnare di più attraverso migliori catture e migliori vendite“.