Assegno Unico INPS, le novità da decreto: cosa cambia

Il nuovo Decreto Semplificazioni apporta puntuali modifiche sui requisiti per accedere all’Assegno Unico, validi anche nel 2023. Le novità

Assegno Unico INPS, le novità del decreto approvato
Assegno Unico e universale INPS (Foto Adobe)

Proprio nei giorni che stanno chiudendo il mese di settembre, l’INPS sta erogando agli aventi diritto l’Assegno Unico, sia nella forma per coloro che lo hanno ottenuto tramite domanda sia come modalità di integrazione al Reddito di Cittadinanza. È vero, rispetto alle precedenti tornate, si sono registrati almeno due giorni di ritardo verso i percettori di RdC e  il posticipo di due settimane per i richiedenti prima del 1° marzo 2022.

In questo momento di particolare difficoltà economica individuata specificatamente nelle famiglie con minori disponibilità di risorse finanziarie, una misura come l’Assegno Unico risulta essere quantomai indispensabile. Il contributo destinato ai figli viene erogato infatti a favore dei nuclei familiari dove almeno uno dei genitori svolge attività da lavoro dipendente. 

Assegno Unico INPS, cosa cambia con il nuovo decreto approvato a giugno?

Assegno Unico INPS, le novità del decreto approvato
Assegno Unico e universale INPS (Foto Adobe)

La presenza dei figli è essenziale ai fini della fruizione della misura. A ciascuno di loro va un assegno a sostegno delle spese che i genitori maturano nei confronti della loro crescita e formazione. Nello scorso mese di giugno, il Decreto Semplificazioni ha precisato i requisiti fondamentali per inoltrare la domanda del riconoscimento economico; in alcuni casi, apportando delle modifiche rispetto a quanto previsto dalla normativa nel 2021.

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L’Assegno Unico è universale viene versato ai nuclei familiari con figli a carico fino al compimento del 21° anno di età o figli disabili senza limiti di età. Il Decreto approvato da pochi mesi pone dei paletti, in primo luogo circoscrivendo i requisiti al solo anno 2022: per ciascun figlio minorenne, è destinato un assegno per un importo massimo di 175 euro se il reddito ISEE familiare è pari o inferiore a 15mila euro (anziché il precedente tetto di 20mila euro), che va riducendoci con gradualità a seconda dell’incremento del dato ISEE.

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A seconda del grado di disabilità del figlio, viene applicata una maggiorazione per il solo 2022 che oscilla da un minimo di 85 euro a un massimo di 105 euro; dal 2023, invece, viene reintrodotta la maggiorazione mensile di 80 euro per i figli maggiorenni
disabili fino al compimento del 21° anno di età, che diventa di 85 euro (in riduzione a seconda del valore ISEE) per i figli maggiorenni disabili di età pari o superiore a 21 anni. Nei nuclei con almeno un figlio disabile a carico, la maggiorazione transitoria è pari a 120 euro mensili (per l’anno 2022). Ai nuclei familiari orfanili, godono dell’assegno anche gli orfani maggiorenni se titolari di pensione di reversibilità e disabilità grave.