Beffa pensione di reversibilità: queste donne non la riceveranno

In alcuni casi l’INPS non eroga la pensione di reversibilità al superstite, attenzione ad una situazione particolare

Pensione reversibilità
Pensione reversibilità (Foto Pixabay)

Negli ultimi anni il tasso di matrimoni in Italia nella popolazione adulta, e in genere in tutta Europa, è sceso di vari punti percentuali, lo rivela uno studio dell’Eurostat risalente al maggio di quest’anno. Il numero di matrimoni è crollato dagli anni Sessanta ad oggi ed è in calo costante anche negli ultimi anni.

Anche l’Istat conferma questa tendenza se pur con una ripresa nel 2021, con l’allentarsi dell’emergenza Covid. Molto probabilmente questa diminuzione è legata a fenomeni demografici di denatalità e invecchiamento più vasti e profondi che coinvolgono il Paese con notevoli conseguenze sociali e culturali.

Pensioni di reversibilità non erogate, quando può accadere

Pensione reversibilità
INPS pensione reversibilità (Foto Pixabay)

In calo sono soprattutto i matrimoni religiosi, resta consistente invece il numero delle unioni civili, delle unioni di fatto e delle convivenze. Purtoppo a questi cambiamenti culturali e sociali non corrispondono adeguati cambiamenti giuridici. Soparttutto per le coabitazioni e convivenze i ritardi sono tanti.

Nella pensione di reversibilità uno dei casi più evidenti. Questa infatti non è riconosciuta ai conviventi nemmeno dopo anni di coabitazione. Per le cosiddette coppie di fatto la convivenza, anche se lunga e potratta nel tempo, non è sufficiente a far scattare alcuna prestazione previdenziale. La Corte di Cassazione ha ribadito tale avviso con la ordinanza numero 8241 del  marzo 2022.

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Le coppie di fatto, anche conviventi, non possono godere dei diritti riconosciuti alle unioni civili, alle quali invece si applicano le disposizioni di legge relative al matrimonio, tra cui il diritto del superstite della coppia a ricevere la quota di reversibilità della pensione del defunto. Per i conviventi si riscontrano difficoltà anche nell’assistenza a malati o disabili. Non è infatti riconosciuto il diritto ai congedi straordinari per assistenza.

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Problemi anche nelle questioni relative alle successioni. Difatti i conviventi non rientrano nell’asse ereditario diretto. Spetta loro solo il 25 per cento dei beni del defunto ed esclusivamente in presenza di un testamento scritto nel quale sia dichiarato il lascito. Dunque una condizione difficile per i conviventi quando si opta per questa forma di unione.