Continua l’immotivata permanenza dei brevetti per i vaccini Covid, anche se non se ne parla

E’ uscita completamente dal dibattito pubblico la questione della proprietà intellettuale sui vaccini Covid. E le soluzioni patteggiate sono insufficienti

brevetti vaccini
Brevetti vaccini (Foto Adobe)

Questi ultimi due anni sono stati densi di emergenze e priorità. Vicendevolmente guerra e pandemia hanno coperto le prime pagine dei canali d’informazione. Tuttavia il bombardamento mediatico – legittimo – non deve far dimenticare le questioni che sono rimaste in sospeso. Nel 2021 si è affacciata timidamente nell’opinione pubblica la liberalizzazione dei brevetti per i vaccini, su richiesta insistente di Sud Africa ed India. Questi Paesi sarebbero stati in grado di produrre autonomamente il vaccino anti-Covid. Mentre in quello che un tempo veniva definito terzo mondo non si riuscivano a contare più le vittime del contagio, le Big Pharma erano restie a sospendere i brevetti sui vaccini di loro proprietà.

Si deve ricordare che Covax ha ricevuto quasi 20 miliardi di dollari da finanziamenti pubblici per un prodotto che nel 2020 ancora non esisteva. Questo per incrementare le possibilità di ricerca. La legislazione mondiale in tema di proprietà intellettuale è chiara: l’art. 31 del TRIPs prevede la possibilità di sospendere eccezionalmente il diritto di esclusiva dei titolari dei brevetti nei casi di emergenza sanitaria nazionale. E non si può dire che la pandemia non lo sia.

Recentemente è stato fatto un tentativo, tra Usa, Europa, India e Sudafrica, per redigere un documento che avvicinasse i vaccini alla possibilità di essere svincolati dai brevetti. Un ampio gruppo della società civile ha di recente scritto una lettera al ministro degli esteri Luigi di Maio sulla questione. Il compromesso raggiunto, non rimuove le barriere e restringe l’ambito ai soli vaccini e brevetti“, ed inoltre contiene condizioni legate agli spazi geografici. In più, come si legge nel documento inviato al Ministro, prevede nuovi obblighi che non sono presenti nell’accordo Trips”.

L’opinione pubblica potrebbe fare molto per rinforzare la pressione sui governi. Ma la questione dei brevetti è uscita dall’agenda mediatica, se mai c’è stata realmente. E le conseguenze sono devastanti. Mentre in Occidente si discute sulla necessità della quarta dose, una percentuale incredibile di cittadini africani ed indiani non ha avuto accesso neanche alla prima.

E non ci sono motivazioni reali per giustificare questa disparità. Le Big Pharma hanno raccolto finanziamenti pubblici miliardari, e ricavato almeno altrettanto dalla vendita dei vaccini. Quando il guadagno sarà abbastanza da poter “concedere” la liberalizzazione dei brevetti? Tanto più che è una clausola già sancita dal diritto internazionale. Evidentemente l’avidità non è mai troppa.