INPS: queste vedove rischiano di perdere l’assegno

A rischio di ritiro da parte dell’INPS dell’assegno di 525 euro destinato alle vedove anche se beneficiano della reversibilità. Cosa succede

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Sito INPS (Foto Adobe)

Quando sopraggiunge la morte di un proprio caro, specialmente se si tratta di un componente della famiglia, si apre una fase nuova sul piano degli equilibri emotivi ed organizzativi verso gli altri membri. Spesso sopraggiunge la solitudine, specialmente nel caso della morte di un anziano coniuge, e la vedova si ritrova a fare i conti con una casa “vuota” per mancanza di figli o perché i figli grandi hanno una loro vita familiare indipendente.

Talvolta le visite degli stessi figli appaiono insufficienti, in prima battuta, a causa dell’iniziale fase traumatica di dolore e in seguito per la salute del coniuge superstite, le cui condizioni, nella terza età, possono non essere affatto buone. A maggior ragione se sulle proprie spalle gravi una forte invalidità, incluse tutte le relative spese che essa comporta. In tal senso,  l’INPS ha messo a disposizione un assegno di 525 euro destinato alle vedove, sommandosi alla già presente pensione di reversibilità.

INPS, le vedove sono destinate a perdere l’indennità?

pensione reversibilità tagli reddito
Indennità (Foto Adobe)

Questa utilissima quota in più, può affiancarsi ad eventuali redditi, i quali però comporteranno una riduzione del beneficio a partire dal superamento della soglia reddituale  pari a 20.489,82 euro. Essa costituisce un’indennità verso quelle vedove in possesso di determinati requisiti sanitari, quali un’inabilità temporanea o permanente al 100%, e quindi con gravi limitazioni nel deambulare autonomamente.

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In caso vengano meno i requisiti richiesti, l’INPS potrebbe procedere alla revoca dell’assegno dichiarando la mancanza dei presupposti per beneficiare del diritto. La vedova, dal canto suo, potrebbe non ravvisare il motivo che giustifichi il ritiro della misura; se si ritiene ingiusta la revoca, la prassi dell’INPS prevede di reintraprendere tutto l’iter amministrativo per avere di nuovo il riconoscimento.

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Al contrario, una recente pronuncia della Cassazione a Sezioni Unite ha stabilitoun nuovo principio di diritto: non occorre una nuova domanda amministrativa. Niente nuova istanza se viene revocata una prestazione di cui si sta godendo; in virtù dell’assenza di riconoscimento della continuità relativa alla prestazione (revocata illegittimamente, appunto), il soggetto invalido andrebbe incontro ad importanti conseguenze pregiudizievoli. Sarà sufficiente dunque ricorrere al giudice.