Voli, rischio aumenti per queste città italiane

Il decreto Aiuti e energia approvato lo scorso 2 maggio inserisce la possibilità di aumentare le tasse d’imbarco

Tassa imbarco (Foto Adobe)

La pandemia non è andata via ma la lotta al Covid-19 affronta una fase positiva per la vita sociale dei cittadini. I dati dei ricoveri in rapporto ai contagi che restano, comunque, notevoli, facilitano il ritorno verso la normalità e predispone le persone anche verso i viaggi.

Tuttavia, dall’ultimo decreto Aiuti e energia potrebbe arrivare qualche sorpresa per quanto riguarda i voli verso alcuni aeroporti italiani nonché i porti. Infatti, Tra i provvedimenti predisposti dall’Esecutivo per assorbire i rincari ci sono, però, delle autorizzazioni ad aumentare dei tributi. In particolare, i sindaci di alcuni capoluoghi possono aumentare la tassa d’imbarco fino a 2 euro.

Tasse d’imbarco, rischio aumenti

Voli (pexels)
Voli (Foto Pexels)

Come specificato da il Fatto Quotidiano, il decreto permette ai sindaci dei comuni che hanno determinati parametri di indebitamento pro capite, di aumentare le imposte. E così, nelle città dove si superano i 500 euro pro capite di debito è possibile avere un rincaro delle tasse d’imbarco di porti e aeroporti di 2 euro.

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Rischiano, così, tra le città principali gli aeroporti di Milano, Genova, Napoli, Catania, Firenze, Reggio Calabria, Venezia. I sindaci avranno, tuttavia, 60 giorni di tempo per prendere una decisione. A Napoli, ad esempio, dovrebbe già adottarsi nei prossimi mesi un aumento della tassa d’imbarco di 1 euro.

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Per quanto riguarda i porti, a rischiare gli aumenti sono Napoli, Genova, Reggio Calabria e Venezia. Su Napoli è ancora da valutare la questione degli imbarchi sulle isole del golfo. La presenza dei pendolari quotidiano complica la questione degli aumenti per l’imbarco verso il porto del capoluogo campano.

Oltre alle tasse d’imbarco, il decreto ha autorizzato i sindaci ad aumentare anche l’addizionale comunale all’Irpef. In tal caso il parametro di indebitamento pro capite per ogni cittadino è inferiore alla tassa d’imbarco. Non si tratta, infatti, di 500 euro pro capite bensì di 1000 euro pro capite. Nei comuni in cui si supera questo limite di indebitamento si potrà applicare anche l’aumento dell’Irpef.

 

 

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