Per proteggerci dal Covid abbiamo prodotto 8,4 milioni di tonnellate di plastica, che presto finiranno in mare

La grande domanda di dispositivi di protezione dal Covid non ha reso possibile lo smaltimento corretto della plastica

mascherine plastica
(unsplash)

Abbiamo cercato di proteggere la nostra salute con mascherine e guanti monouso, ma siamo riusciti a gettare altre 8 milioni di tonnellate di plastica in mare. Questo è una delle conseguenze della pandemia, che sull’onda dell’emergenza sanitaria, ha sospeso le limitazioni dell’utilizzo della plastica.

Tutti gli sforzi fatti in questi anni per ridurre il consumo di plastica, che inevitabilmente avrebbe danneggiato l’ambiente, sono stati vanificati in un colpo solo. Certo, quando la paura del contagio è così forte non esiste sensibilità ambientale, peraltro già scarsa in Italia, che possa tenere. Ma non c’era davvero altro modo di proteggerci senza creare un disastro ecologico?

La plastica delle mascherine, ha avuto e continuerà ad avere un fine vita direttamente nel mare. La grande quantità di richiesta ha reso impossibile un corretto ciclo di smaltimento, e le conseguenze si vedranno nel medio periodo. L’Università di Nanchino, in Cina, ha tirato fuori i numeri inquietanti. Circa 8,4 milioni di tonnellate di plastica derivanti da dispositivi di protezione. E come si può sanare questo disastro? Purtroppo in nessun modo.

Probabilmente i rifiuti finiranno come sempre dove i paesi più avvantaggiati non li possano vedere, anche se sono stati loro a produrli.

E così emerge un altro triste resoconto del Covid, dove ognuno di noi, per proteggersi dalla paura del contagio, ha contribuito a peggiorare la salute collettiva in termini di inquinamento.

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Si legge sul rapporto diffuso dall’AGI: “Secondo i modelli degli scienziati, 25.900 tonnellate di sostanze plastiche sono state rilasciate negli oceani, il 71 per cento delle quali raggiungerà le spiagge entro la fine del 2021. Si stima inoltre che entro la fine del secolo la quasi totalità dei rifiuti di plastica associati alla pandemia verrà depositata sui fondali marini o nelle spiagge”.