Conto corrente, la cointestazione non basta per avere i soldi

I soldi sul conto corrente anche se cointestato sono sempre della persona che li deposita. Per avere diritti sulle somme è necessario un ulteriore contratto

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Il conto corrente cointestato è la soluzione spesso utilizzata per permettere a più di una persona di utilizzare il conto e compiere delle operazioni. Tuttavia, spesso si cade nell’errore che la cointestazione dia uguali diritti ai rispettivi intestatari. In realtà, il contratto di conto corrente non è altro che una cessione del danaro dell’intestatario alla banca. Quest’ultima è poi creditrice delle somme versate verso l’intestatario. Se ci sono soldi in giacenza in presenza di un conto cointestato non sempre c’è l’automatica equa distribuzione della somma tra le parti intestatarie.

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La Cassazione, infatti, ha specificato con l’ordinanza 21963 del 2019che solo colui che versa i soldi nel conto corrente è l’unico legittimato a richiederne la restituzione. La motivazione sta nel fatto che il conto corrente è un contratto di cessione della proprietà dei soldi versati. La banca ha poi un credito verso l’intestatario del conto della somma trasferita.

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Per questo motivo, affinchè il cointestatario possa vantare gli stesi diritti della persona che ha versato il danaro sul conto, deve formalizzare con il cointestatario un ulteriore contratto di cessione del credito.

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Cointestare un conto corrente concede solo il diritto di poter svolgere le operazioni sul conto. La comproprietà delle somme presenti sono solo presunte ma, nella realtà, appartengono alla banca che vanta a sua volta il credito solo ne confronti di colui che le ha versate.