Pensioni, dopo la Quota 100 arriverebbe l’Ape sociale

Il governo ed il presidente Inps guardano all’Ape sociale come soluzione al 1° gennaio 2022. E’ previsto allargamento della platea

pensione
(pixabay)

Il 1° gennaio 2022 non ci sarà più Quota 100. Il Carroccio, che con il governo Conte I ha introdotto questa formula di pensione anticipata, vorrebbe in tutti i modi evitare il ritorno alla legge Fornero, ovvero 67 anni di età per andare in pensione.

La soluzione maggiormente caldeggiata dai leghisti è la sostituzione con la Quota 101, che innalzerebbe di un anno l’età pensionabile rispetto a Quota 100. Ma l’Italia ed il nuovo governo sono maggiormente inclini a seguire i suggerimenti dell’Unione Europea, che propende per delle restrizioni in campo previdenziale.

Quindi, a meno che non ci siano cambiamenti radicali, l’età pensionabile tornerà a 67 anni. Ma non per tutti. Il Governo Draghi, supportato dal Ministro del Lavoro Andrea Orlando e da Pasquale Tridico, Presidente Inps, contemplano l’allargamento della platea dell’Ape sociale come soluzione al problema previdenziale che si pone imminente.

Per l’ampliamento della platea dei beneficiari dell’Ape sociale è stata istituita un’apposita Commissione tecnica presso il Ministero del Lavoro.

Leggi anche: Reddito di cittadinanza, a quanto ammonta l’importo medio?

Ape sociale, chi sono i beneficiari della pensione anticipata

pensione
(pixabay)

L’Ape sociale è stata introdotta in Italia con la Legge Bilancio 2017. Si tratta di uno scivolo morbido verso la pensione. I lavoratori che hanno compiuto 63 anni di età possono usufruire di una pensione su base contributiva, nell’attesa dei 67 anni. A quel punto la pensione diventerebbe completa.

Possono usufruire di questa agevolazione coloro che:

  • si trovano in stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale;
  • non abbiano più un lavoro a seguito di scadenza del contratto a tempo determinato, ma a condizione che abbiano avuto, nei 36 mesi precedenti la cessazione del rapporto, periodi di lavoro dipendente per almeno 18 mesi;
  • assistono, al momento della richiesta e da almeno 6 mesi, il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità;
  • hanno una riduzione della capacità lavorativa superiore o uguale al 74% e sono in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 30 anni;

Leggi anche: Bonus luce e gas, a quanto corrisponde e chi ne ha…

  • sono lavoratori dipendenti, al momento della decorrenza dell’indennità, in possesso di almeno 36 anni di anzianità contributiva e che abbiano svolto da almeno sette anni negli ultimi 10 un’attività usurante.