Il PNRR deve includere le necessità degli anziani non autosufficienti

Il Network Non Autosufficienza chiede al governo Draghi di inserire il proprio progetto nel Piano Nazionale Ripresa e Resilienza.

anziani
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Chiunque cova nel proprio intimo il desiderio di avere una vita lunga e serena. La longevità è supportata dalla medicina, che attraverso la prevenzione e l’attenzione per la terza età procrastina il più possibile il “male della caducità”. Non si può dire lo stesso per la qualità della vita degli anziani.

Il Network Non Autosufficienza (di cui fanno parte le associazioni Alzheimer Uniti, Aima, Caritas, Cittadinanzattiva, Confederazione Parkinson Italia, Federazione Alzheimer Italia, Forum Disuguaglianze Diversità, Forum Nazionale Terzo Settore, La Bottega del Possibile) chiede al Primo Ministro Draghi di inserire il proprio progetto nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Il progetto elaborato dal network prevede:

  • una semplificazione dei percorsi per accedere agli interventi pubblici in materia di assistenza agli anziani non autosufficienti;
  • un’ampia riforma dei servizi domiciliari;
  • un investimento straordinario per migliorare le strutture residenziali del nostro Paese.

Per realizzare questi propositi sarebbe necessario uno stanziamento di 7,5 miliardi di euro nel periodo 2022/2026.

Sarebbe paradossale che un Piano nato per rispondere a una tragedia dimenticasse proprio coloro che ne hanno pagato il prezzo maggiore. La proposta del Network Non Autosufficienza è dunque un’occasione da non perdere”, scrive l’organizzazione promotrice del progetto.

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La condizione della terza età

Pensioni flessibili
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A dispetto dell’immagine di propaganda dei 70enni ed 80enni nostrani che impiegano la propria pensione in viaggi e svaghi, una percentuale della popolazione over 75 non è più autosufficiente. Nonostante la società attuale veda la vecchiaia come una malattia curabile, ci sono ancora persone che subiscono privazioni e impedimenti dovuti al naturale degrado fisiologico.

La pandemia ne è una dimostrazione palese: la società anziana è stata pesantemente ridotta dai decessi registrati nella fascia della terza età. Ciò a dimostrazione che a prescindere dalla retorica mediatica, la popolazione over 75 è ancora da considerare fragile ed a rischio.

“L’ampia e significativa platea di soggetti della società che, in varia misura, sostengono tale proposta, testimonia un comune sentire circa l’urgenza di intraprendere un percorso di riforma per il futuro dell’assistenza agli anziani non autosufficienti nel nostro Paese”

Per realizzare questa proposta, che, se accettata, porterebbe ad una riforma epocale in materia di politiche sociali, il network chiede una stretta collaborazione tra Stato, enti locali e comuni.

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“Non si può procedere ad una riforma senza operare finalmente una stretta interconnessione tra sociale e sanitario, per puntare a risposte integrate, cioè fondate su uno sguardo complessivo sulle condizioni degli anziani. Ma se non sono i Ministeri nazionali i primi a farlo, chiederlo agli enti locali è impossibile”.