Pensioni, Brambilla: “Dove si va in pensione più tardi il tasso di occupazione giovanile è più alto”

Alberto Brambilla interviene sul tema caldo delle riforme previdenziali. “No a riforme che siano metadone sociale del sistema economico”.

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Si torna a dibattere sul tema della riforma previdenziale. Negli ultimi mesi piovono ipotesi che possano sostituire la compianta Quota 100 per la pensione anticipata, che verrà definitivamente accantonata il 31 dicembre 2021. Da più parti si estraggono formule alternative, in assenza di una comunicazione ufficiale.

La richiesta di un continuum sul ritiro dal mondo del lavoro prima del compimento dei 67 anni è caldeggiata non solamente da coloro che ne sarebbero beneficiari diretti, ma anche da tutta la parte della popolazione che vede nella pensione anticipata una conditio si ne qua non per il riciclo generazionale lavorativo. In sintesi, da molte parti si ritiene che l’età di pensionamento a 67 anni possa essere uno dei fattori che contribuiscono alla disoccupazione giovanile.

In occasione del Festival del Lavoro, Alberto Brambilla, Presidente del Centro studi e ricerche itinerari previdenziali, è intervenuto sull’argomento.

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Le parole del Presidente Brambilla

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Labitalia riporta l’intervento di Brambilla: “Se noi andiamo a vedere l’età di pensionamento nei Paesi dell’Unione e i tassi di occupazione giovanile scopriamo che dove si va in pensione più tardi il tasso di occupazione giovanile è più alto. In Italia abbiamo un’età media di pensionamento che non arriva nemmeno a 63 anni contro un’età media europea che sta superando i 65.”

Le parole di Brambilla si contrappongono alla credenza sopracitata sul rapporto causa-effetto tra il pensionamento tardivo e la disoccupazione giovanile.

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“Dobbiamo riflettere su questo. – continua il Presidente – Il sistema non funziona perché noi ci dobbiamo mettere nelle condizioni di coloro che devono fare le riforme che siano tollerabili dal sistema economico, che non diventino un metadone sociale del nostro sistema economico”.