Le case farmaceutiche stanno rallentando la campagna vaccinale Covid nel mondo?

Medici Senza frontiere invita le case farmaceutiche a schierarsi dalla parte giusta della storia.

La cause farmaceutiche stanno contribuendo con le loro scelte aziendali a rallentare la distribuzione dei vaccini contro il coronavirus nel mondo?

Questione complessa, che di certo non può essere analizzata in modo esauriente in questa sede.

Uno degli ultimi appelli lanciati da MSF pone però dei quesiti di un certo spessore sul tema del rapporto tra i Big Pharma, i governi e le campagne di vaccinazione.

Con un nuovo comunicato pubblicato sul proprio sito istituzionale, l’associazione Medici Senza Frontiere ha dichiarato di aver accolto con favore le dichiarazioni della dottoressa Ngozi Okonjo-Iweala che negli ultimi tempi ha esortato tutte le nazioni del mondo a non interrompere i negoziati necessari al prosieguo della campagna vaccinale.

E anche MSF si accoda a questo appello, esortando i governi di tutto il mondo a ricordarsi di “agire in modo solidale” e ad evitare di porre qualunque veto che possa rallentare il prosieguo della campagna vaccinale. 

Nella comunicazione ufficiale divulgata dall’Organizzazione internazionale no-profit viene inoltre messo in rilievo il recente intervento di Katherine Tai, che ricopre il ruolo di rappresentante degli Stati Uniti presso l’Organizzazione Mondiale della Sanità

In una delle sue recenti dichiarazioni, la donna ha infatti definito inaccettabili le disuguaglianze significative che stiamo vedendo nell’accesso ai vaccini tra i paesi sviluppati e i paesi più poveri sono completamente inaccettabili” e che gli errori che hanno provocato “morti e sofferenze non necessarie”. 

L’avvento improvvisa di questa pandemia, ha inevitabilmente fatto emergere come il sistema capitalistico possano garantire una produzione e una distribuzione efficiente sotto molti punti di vista, nonostante le recenti tensioni tra Unione Europea e le Big Pharma diano molto da riflettere sull’argomento.

Ma con il passare dei mesi diventa sempre più evidente ( e sarebbe stato forse fin troppo ingenuo pensare il contrario) come la distribuzione dei vaccini nel mondo non si stia basando secondo quel principio di equità che dovrebbe caratterizzare la maggior parte delle nazioni occidentali.

E lo stesso comunicato di Medici Senza frontiere infatti a spiegare come “in questa pandemia di Covid-19, ci troviamo ancora una volta di fronte a problemi di disponibilità su scala globale di prodotti farmaceutici utili a contenere il propagarsi del virus, che potrebbero essere affrontati diversificando la capacità di produzione e fornitura e garantendo la sospensione temporanea dei diritti di proprietà intellettuale”.  

L’associazione, attraverso il monito di Maria Guevara, dottoressa di MSF invita dunque tutte le nazioni a riflettere sugli errori commessi,a porsi dalla parte giusta della storia e unirsi a quanti già la sostengono. Si tratta di salvare vite umane, non di proteggere i sistemi”.

Anche perché le conseguenze di questa ingiusta ripartizione sono già sotto i nostri occhi.  

MSF cita l’esempio di Brasile e India che in questo momento si ritrovano a fare i conti con una nuova ondata di coronavirus che sta nuovamente mettendo a durissima prova i sistemi sanitari nazionali. Per questo “è fondamentale garantire che qualsiasi paese alle prese con la pandemia possa essere in grado di accedere prontamente a tutti gli strumenti medici, esistenti e futuri, per contrastare il Covid-19, in quantità sufficienti e in modo tempestivo.

Attualmente, sono diversi i farmaci per combattere il coronavirus in via di sperimentazione, e che, nel caso in cui fossero approvati, questi potrebbe aiutare a velocizzare una campagna di vaccinazione che procede ancora troppo a rilento. Il problema però, rileva MSF, è che “anche durante la pandemia, le società farmaceutiche continuano a mantenere la loro pratica standard di controllo rigido sui diritti di proprietà intellettuale e la nostra analisi mostra che hanno presentato richieste di brevetto nell’ultimo anno per diversi farmaci in fase di sviluppo per il trattamento Covid-19”

In questo momento storico dunque, la gelosia ( se così vogliamo chiamarla) sulla proprietà intellettuale inerente i prodotti attualmente in sperimentazione contro il Covid, rischia di essere un ostacolo insormontabile, per un intero mondo che invece avrebbe bisogno di una campagna di vaccinazione rapida ed efficace.

Anche perché più il tempo passa, più ci rischiamo di abituarci a un mondo in cui quella sottile ansia che avvertiamo tutte le volte che desideriamo abbracciare una persona, rischia di diventare la normalità.