Covid, Dia: infiltrazioni mafiose tra appalti sanitari

Il Recovery Fund sarà il nuovo attrattore per le mafie, già infiltrate nei settori green e sanità

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La Direzione Investigativa Antimafia (DIA) nella sua relazione semestrale esprime forti preoccupazioni sull’alto rischio rappresentato nel rapporto tra la gestione del Recovery Fund e infiltrazioni mafiose nel tessuto economico: forti saranno gli appetiti mafiosi specie nella partecipazione per l’intercettazione di ingenti somme pubbliche tra gare d’appalto, servizi pubblici, e nel settore della riconversione alla green economy su cui l’Agenda Europea ha riposto grande attenzione economica e fiducia.

Per ovviare questa possibilità sarà necessario snellire la burocrazia nelle procedure d’affidamento degli appalti, e non lasciare spazi abbandonati dove le organizzazioni mafiose trovano vita facile per espandersi ed affermarsi tra dimenticanze dello Stato e vuoti di potere: il caso esemplare si ravvede tra la Calabria, una Regione abbandonata a sé stessa e la N’drangheta, che sostituisce lo Stato.

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Tra i possibili spazi di azione per le infiltrazioni mafiose, non bisogna scordare certamente anche una secondo alternativa al vuoto di potere: la corruzione tra dirigenti politici e pubblici.

L’Unione Europea dovrebbe ideare soluzioni ad hoc per le zone più colpite da infiltrazioni mafiose

La mafia incalza con il virus: questo si rende evidente per l’inserimento di clan mafiosi nella filiera dei vaccini, caratterizzata da una forte richiesta ma bassa offerta, che va dalla produzione sino alla consegna. La difficoltà nella distribuzione dei vaccini rende agevole il movimento delle mafie e demarca l’immobilismo dell’Europa sul tema, nonostante la criminalità organizzata intacca  questioni comunitarie: la gestione dei vaccini, la cui distribuzione è quantificata su decisioni europee, la possibilità della mafia di insinuarsi nella gestione dei soldi del Recovery Fund, anche questi divisi tra gli Stati Membri, su decisione dell’Unione Europea.

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In base ad un’operazione di polizia condotta da Europol, solo a gennaio , sono stati 120 gli arresti che hanno portato al sequestro di 13 milioni: tutti guadagni illeciti derivanti da farmaci potenzialmente pericolosi e 34.000 mascherine chirurgiche contraffatte. L’insufficienza della legislazione italiana si rende evidente non solo per questi casi specifici ma anche per l’aumento di comuni commissariati per scioglimento mafioso. L’inadeguatezza delle soluzioni si evidenzia nella recidività, specie in alcune zone, delle infiltrazioni mafiosi negli apparati politici ed economici. Da qui dovrebbe partire la sfida per l’Europa e per l’Italia per uno sviluppo equo e sostenibile.