La riforma Irpef potrebbe incentivare lavoro e aziende. L’obiettivo alla base della misura è la riduzione del carico fiscale al fine di incoraggiare la crescita.

Secondo Il Sole 24 Ore e il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, al momento attuale l’Irpef è strutturata in un modo che “disincentiva l’offerta di lavoro”.

Per far fronte a questa criticità, secondo la Banca d’Italia è necessario ridurre il carico fiscale sui fattori produttivi in modo da favorire sia l’offerta di lavoro sia gli investimenti. Con questo intervento, in poche parole, si andrebbe a incentivare direttamente la crescita.

Come ha sottolineato più volte l’ex ministro delle Finanze Vincenzo Visco, il problema risiede nella base imponibile su cui si applica l’Irpef. Tale imposta, infatti, garantisce un gettito di circa 194 miliardi: “Fino agli anni 80 del secolo scorso la quota dei redditi di lavoro rispetto al Pil si aggirava intorno al 65%. Oggi è scesa in molti Paesi, Italia inclusa, sotto il 50% (e i redditi di lavoro dipendente non superano il 40% del totale)”.

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Riforma Irpef, le misure per incentivare lavoro e aziende

Riforma Irpef
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In questo momento la struttura di prelievo fiscale è decisamente sbilanciata e perciò interviene negativamente sulla produttività del Paese. Così il mercato nazionale, non essendo supportato in alcun modo, non riesce ad essere competitivo su scala mondiale.

Tra i problemi principali c’è il livello di evasione d’imposta, “il livello e l’andamento delle aliquote marginali effettive e la capacità redistributiva dell’imposta”.

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Secondo il direttore dell’AdE, Ernesto Maria Ruffini, il sistema di detrazioni e deduzioni nel corso del tempo ha pesato sull’economia conducendo a “una deformazione della progressività dell’imposta effettiva rispetto alle aliquote nominali, determinando un potente disincentivo a lavorare e guadagnare di più”.