Adottare un albero per accorciare la filiera tra produttore e consumatore

Un nuovo modo per introdurre il consumatore nel mercato della filiera agroalimentare. Etica dell’agricoltura e sostenibilità ambientale tra i principi fondanti delle iniziative

ulivo
Lucio Patone (unsplash)

Uno dei problemi principali del consumo alimentare in Italia è la lunga filiera che separa produttore e consumatore finale. Anche se l’Italia è uno dei Paesi al mondo che produce un maggior numero di materie prime alimentari, in proporzione all’estensione del territorio, la merce spesso fa giri tortuosi anche al di fuori dei confini nazionali, per poi riapprodare nuovamente sugli scaffali dei nostri supermercati. Questa è la logica della filiera globalizzata.

Già da almeno un decennio si parla di Km 0, una locuzione semplice per far capire quanto sia importante avvicinare la produzione al consumo. Innanzitutto perché anche il consumo alimentare stesso acquisisce un valore differente se si conosce la provenienza e anche l’identità di coloro che la producono. Ed è proprio questo il fulcro, l’identità. Identità di territorio, di produzione, di fattore umano etc. Il recupero di un’identità è l’unico fattore che può riconferire all’agricoltura una dignità nel rispetto della sostenibilità ambientale.

Da questi presupposti nasce un’iniziativa di adozione di ulivi abbandonati in Toscana. Questo progetto è portato avanti ad opera di AgerOliva, una startup di Pistoia che con il sistema delle adozioni degli alberi vuole salvarne circa 4 milioni, recuperando le piante ed improntando la produzione di olio in chiave ecologica.

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Spiegano gli artefici dell’iniziativa, come riportato in un articolo de “Il Fatto Alimentare”: “Ci occupiamo di recuperare olivi secolari, che se seccassero porterebbero a una perdita importante delle loro capacità di assorbire CO2. I dati dicono che una pianta di ulivo assorbe in media 36 kg di CO2 all’anno, ma vorremmo fare uno studio specifico che dimostri quanto possono assorbire le piante secolari. Si parla molto di piantare nuovi alberi, ma non si tratta di un processo così semplice: noi invece vogliamo dimostrare i benefici che provengono dal recupero di quelli già presenti sul territorio.”

E per fare ciò è necessario l’intervento di chi beneficia dei frutti del territorio, i consumatori, che possono adottare gli ulivi a distanza e sostenere la causa, oltre a ricevere l’olio che verrà prodotto dal recupero. Questo progetto è interessante perché sperimenta delle possibilità alternative di recupero del territorio e della sostenibilità ambientale. Si legge molto che scarseggiano i fondi per reali conversioni green, ed invece, con un po’ di ingegno e buona volontà si possono portare avanti progetti ammirevoli senza necessità di grandi capitali di partenza.