Nel 2021 gli immigrati “fanno meno notizia”, il report dell’associazione Carta di Roma

Il rapporto dell’associazione si focalizza sulle tematiche affrontate dai media a tema immigrazione, analizzando Tv, social e carta stampata

immigrazione giornali
Metin Ozer (unsplash)

È ampiamente confermato come i media contribuiscano fortemente a stabilire la lista di priorità degli argomenti salienti. A differenza di ciò che molte teorie complottistiche sostengono, i media non plasmano le menti ed impongono un’opinione, piuttosto sono in grado di suggerire alle persone cosa sia rilevante o meno in un determinato momento.

E di questa potenzialità partiti politici ed aziende ne hanno fatto tesoro. Negli ultimi anni si è assistito ad un incremento esponenziale di notizie riguardanti il tema immigrazione. L’avanzata delle barche è stata spesso rappresentata come un’invasione, dove gli ospiti delle navi nenivano considerati alla stregua dei saraceni in tempi lontani. Ma gli stranieri non sono venuti qui per conquistare un Paese, semmai per essere accolti. Solo che l’accoglienza è un sentimento meno diretto e meno remunerativo della paura, della quali molti partiti politici hanno fatto stendardo.

L’associazione “Carta di Roma”, in collaborazione con l’Osservatorio di Pavia, il 15 dicembre ha pubblicato un report dal titoloNotizie ai margini, dedicato allo spazio e all’attenzione riservata sui media a questi argomenti, e fornisce, a tal proposito, indicazioni chiare. Il report analizza nel dettaglio testate giornalistiche, social e news televisive, ed è un’importante strumento di analisi.

Ciò che emerge più visibilmente è che l’immigrazione nel 2021 fa meno notizia. La paura, e la sua strumentalizzazione da parte della classe politica, si è spostata sull’emergenza Covid, che è un nemico molto più vicino e molto meno riconoscibile. Di per sé informare sul tema immigrazione è senza dubbio utile, ma l’assillo quotidiano può conferire una sensazione distorta, quella del nemico invasore.

Nel report si legge chenel biennio 2018-2019, è stato pubblicato in media un titolo per ogni migrante giunto, mentre 2021 è stato pubblicato in media un titolo ogni 13 persone arrivate sul territorio italiano via mare, in base al cruscotto statistico del Ministero dell’Interno”, tornando ai livelli del biennio 2014-2015, dove l’attenzione non era ancora così alta.

Lo stravolgimento dell’agenda informativa che il virus ha portato in essere ha permesso il trasferimento dell’etichetta di nemico da chi arrivava via mare a chi circola liberamente nell’aria. Nel corso del 2021 c’è stata una riduzione di notizie relative all’immigrazione del 21% in meno rispetto al 2020.

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Il problema è che se da una parte la strumentalizzazione giornalistico-politica delle notizie sui flussi migratori ha contribuito a costruire l’etichetta del “migrante”, dall’altra l’inversione di marcia, ovvero passare dall’occhio di bue all’indifferenza, non è detto che sia necessariamente proficua per garantire i diritti di chi arriva dal mare.

Il rischio è che abbassandosi troppo il livello di attenzione si disperdano anche quei moniti di solidarietà necessari a creare reti di sostegno a cui lo Stato non provvederebbe altrimenti. In definitiva, il ruolo del giornalismo su questi temi è cruciale, e sarebbe bene rispolverare un po’ di deontologia professionale e concordare degli standard etici su come trattare notizie così sensibili.