“La lotta alla violenza di genere è affidata al criterio dell’offerta più economica”, l’accusa di D.i.Re.

LiberaMente Donna ETS, che fa parte di D.i.Re, ha deciso di non partecipare alla gara di appalto bandita a Terni per l’affidamento del ‘Sistema integrato di servizi di contrasto alla violenza contro le donne’

violenza donne
(unsplash)

“La decisione del Comune di Terni di affidare il ‘Sistema integrato di servizi di contrasto alla violenza contro le donne’ attraverso una gara d’appalto con il criterio dell’offerta economica più vantaggiosa, senza tenere in alcun conto la realtà del territorio, ovvero il fatto che dal 2014 il centro antiviolenza LibereTutte è gestito da LiberaMente Donna ETS, segue attualmente i percorsi di 200 donne e ospita nelle case rifugio 5 donne e 9 minori, è di una gravità inaudita”.

Con queste parole, Antonella Veltri, presidentessa di D.i.Re., apre il comunicato stampa in cui punta l’indice contro le procedure di affidamento dei bandi di gara. Il problema dei bandi d’appalto è molto esteso nel nostro Paese, ed a volte rischia di minare l’integrità di interventi efficaci sul territorio in nome del concorso pubblico, che sì, è una garanzia di trasparenza, ma si dovrebbero tenere in considerazione anche altri fattori.

A maggior ragione se questo bando di gara usa come criterio principale di selezione l’economicità del servizio, che non necessariamente è garanzia di qualità. È bene ribadire, per chi lo dimenticasse, che il lavoro dei centri antiviolenza non si riduce ai servizi offerti; si instaurano rapporti di fiducia con le utenti, necessari per aiutare le donne ad uscire dalla loro condizione opprimente, non solo da un punto di vista pratico, ma anche psicologico.

Nella dichiarazione di LiberaMente Donna ETS si legge: “Le risorse economiche messe a disposizione dalla gara di appalto, pari a euro 182.119,26, sono insufficienti e inadeguate a quanto necessario per poter garantire la qualità delle strutture, oltretutto in gran parte a carico dell’aggiudicatario, e delle numerose attività collegate”.

E torniamo al problema dell’offerta più vantaggiosa, che a parere dell’associazione, non può garantire qualità del servizio. “Risulta inaccettabile il mancato riconoscimento della metodologia della relazione tra donne, la priorità della volontà e dell’autodeterminazione delle donne, aspetti centrali per la definizione del percorso di uscita dalla violenza e per noi tutte presupposti irrinunciabili. La gara di appalto non valorizza la partecipazione delle associazioni femminili e femministe che per prime in Italia hanno aperto, gestito, implementato e potenziato i Centri Antiviolenza.

Tutto questo per ribadire che l’antiviolenza di genere non è un servizio qualunque che si può delegare al miglior offerente. Esistono dei professionisti per questo, con decenni di lavoro maturati sulle spalle e sulla pelle delle utenti.

“Non viene data priorità alla costruzione della consapevolezza e dell’autonomia delle donne, né viene fatto alcun riferimento a previsioni e percorsi necessari alla costruzione della collaborazione tra i soggetti della Rete Antiviolenza Territoriale, volti a prevenire e impedire la vittimizzazione secondaria”. E questa realtà purtroppo non riguarda solo Terni.