Pace fiscale, Meloni chiede lo stralcio delle cartelle esattoriali

La Meloni vuole la pace fiscale e accusa Draghi di bluffare sullo stralcio delle cartelle esattoriali per le aziende a rischio

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Dopo il blitz a Palazzo Chigi con la lettera formato gigante indirizzata la Premier Draghi, Giorgia Meloni calca la mano e accusa Draghi di tenere un comportamento scorretto.

Già la mega lettera, alta più o meno quanto una persona era stata presentata per chiedere l’annullamento delle cartelle esattoriali per tutte quelle aziende in difficoltà per il covid che rischiano di chiudere.

La Meloni ha nuovamente sottolineato la propria posizione e quella del suo partito con questa dichiarazione: Smascherato il bluff del governo Draghi sulla pace fiscale: dal primo maggio ripartono 35 milioni di euro di cartelle esattoriali. Altro che ripartenza: per famiglie e imprese, già messe in ginocchio da pandemia e chiusure insensate, è in arrivo un vero e proprio salasso”.

E ancora: “Fratelli d’Italia aveva chiesto al governo, con emendamenti all’ultimo Decreto sostegni, di azzerare debiti e tasse per tutte quelle attività che non hanno potuto lavorare per le restrizioni volute da Conte e Draghi. Ma con la sinistra alla guida della maggioranza e del governo, come dimostra anche la conferma del coprifuoco, prevale sempre il livore ideologico e quasi mai il buonsenso

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Pace fiscale, Meloni chiede lo stop alle cartelle esattoriali

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Queste le dichiarazioni de Leader di fratelli d’ Italia che denuncerebbero un cosiddetto bluff del governo Draghi su una pace fiscale promessa e mai realizzata.

Meloni ha avuto anche da ridire sul coprifuoco definendo la misura una cosa senza senso.  Intanto Salvini fallisce la trattativa con Draghi su questo punto. A chi gli domanda se si sia trasformato il rapporto tra la Lega e Draghi, risponde arroccandosi su dichiarazioni quali: “Noi siamo i più leali alleati di Draghi e siamo rispettosi dell’appello di Mattarella  se qualcuno cerca chi vuole rompere chieda al Partito democratico

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Il solito scaricabarile della politica nostrana stavolta non giova a Matteo Salvini che annaspa, anche nel suo partito, come un puglie messo all’angolo.