Torna l’allarme ftalati nel cibo, sono da rivedere i limiti di sicurezza a seguito di un nuovo studio

Su Environmental Health è stato pubblicato uno studio che raccoglie sintesi di altre pubblicazioni, da cui emergerebbe che il limite di sicurezza oggi imposto per la quantità di ftalati nel cibo sarebbe da rivedere

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Gli ftalati, come si legge anche nello studio pubblicato su Environmental Health, hanno effetti negativi in particolare sulle capacità riproduttive e su tre funzioni metaboliche: quella della tiroide, quella del pancreas e quella del tessuto grasso. In particolare risulta che DEHP, DBP e BBP sono associati a livelli inferiori dell’ormone tiroideo T3 negli uomini e nei bambini a partire già dai 4 anni di età, il DEHP è invece associato a un livello più basso di ormone tiroideo T4 nelle donne e negli uomini.

Ma dove si trovano gli ftalati? Il gruppo degli ftalati comprende sostanze chimiche utilizzate in tutte le industrie della plastica per rendere questa sostanza più morbida. Si trovano quindi ovunque, addirittura in buona parte del cibo che ingeriamo. Quello su cui si è concentrato lo studio è stato capire se le soglie di esposizione attualmente in vigore siano effettivamente ancora in grado di proteggere gli esseri umani dai rischi derivati da un assorbimento massiccio di ftalati.

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La scoperta più importante è stata che gli intervalli di dose stimati come legati a esiti avversi a per la salute umana sono di molto inferiori ai limiti che le agenzie nazionali e internazionali di regolamentazione hanno stabilito. Dallo studio emerge quindi come i livelli attualmente indicati come sicuri potrebbero effettivamente non essere sicuri per la salute umana e anzi esporre donne e uomini, ma anche bambini e bambine, a sostanze potenzialmente cancerogene e in grado di interferire negativamente sui livelli ormonali.

Quello che gli scienziati che hanno lavorato alla pubblicazione si auspicano, è che si torni a parlare degli ftalati, per esempio vietati solo nei prodotti per i bambini, e che se ne parli per rivedere al ribasso i limiti di esposizione considerati sicuri.

Da parte dei consumatori è difficile in questo senso operare scelte che mettano al riparo al 100% da un’eventuale esposizione a queste sostanze ma è comunque possibile cercare di leggere le etichette di più prodotti possibili ed evitare le seguenti sigle: benzil butil ftalato (BBP), diisobutil ftalato (DIBP), dibutilftalato (DBP), dicicloesil ftalato (DCHP) e bis(2-etilesil) ftalato (DEHP).