Prevenire l’autolesionismo adolescenziale è possibile, lo conferma uno studio

L’autolesionismo è un fattore di pericolo che interessa principalmente la fascia dei giovanissimi. E’ possibile cogliere i segni prima dell’insorgere del problema

autolesionismo
(pixabay)

Nell’immaginario comune il comportamento autolesionista è legato a visibili problemi di salute mentale o instabilità, ravvisabile nel comportamento. Invece non è così. Alcuni studi statunitensi, riportati sul sito psiconline, hanno suddiviso i soggetti autolesionisti in due gruppi. Il primo riporta i sintomi facilmente prevedibili: insicurezza, alienazione sociale, disturbi del comportamento, depressione. Il secondo gruppo, al contrario, esteriormente non mostra alcun segno evidente di squilibrio.

Cos’è l’autolesionismo? In termini generali è una pratica di danneggiamento del proprio corpo. Può essere portato avanti attraverso l’uso di sostanze, quali alcol o droghe; in altri casi il soggetto autolesionista applica delle vere e proprie ferite sul proprio corpo, come ad esempio dei tagli.

Spesso è una pratica che si affievolisce con l’età adulta, ma talvolta perdura e può portare a comportamenti suicidi. Sovente è legata a problematiche infantili quali traumi o abusi, ma a volte giocano un ruolo decisivo i rapporti con i genitori.

Il comportamento autolesionista è sicuramente dannoso per il corpo e per la salute mentale dell’individuo. Nella maggior parte dei casi si interviene quando il problema è già in atto. Gli studiosi del tema sostengono che prevenire il fenomeno sia il modo migliore per affrontare il problema. Nel momento in cui l’adolescente inizia a praticare il comportamento dannoso, è più difficile instaurare abitudini salutari.

Stepheni Uh, uno studioso di Gates Cambridge afferma che alcuni segnali comportamentali possono essere identificati già nell’età infantile, 10 anni prima dell’inizio dell’autolesionismo.

Il dott. Duncan Astle, coautore dello studio, ha riferito: “L’attuale approccio al sostegno della salute mentale nei giovani consiste nell’aspettare che i problemi si aggravino. Invece, abbiamo bisogno di una base di prove molto migliore in modo da poter identificare chi è maggiormente a rischio di difficoltà di salute mentale in futuro, e questo ci offre l’opportunità di essere proattivi e ridurre al minimo le difficoltà prima che inizino“.

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