I cantautori che glorificano la mafia sono colpevoli di apologia della malavita

L’Ansa riporta la notizia che il 13 maggio è stata presentata alla Camera la richiesta di introdurre l’aggravante di istigazione o di apologia del delitto di associazione di tipo mafioso

Palazzo Chigi
Palazzo Chigi (pixabay)

“Sempre più spesso alcuni cantautori si fanno autori e interpreti di canzoni i cui contenuti inneggiano ai vari esponenti della malavita e della criminalità organizzata, tanto da indurre alcuni soggetti istituzionali e sociali a presentare esposti alla magistratura per chiedere di accertare eventuali fattispecie di reato, tra cui l’istigazione a delinquere.”

Così si legge nella relazione che accompagna la proposta di legge di introdurre nell’ordinamento italiano “l’aggravante di istigazione o di apologia del delitto di associazione di tipo mafioso”.

La questione è stata recentemente sollevata dall’enorme successo di cantanti italiani che nei propri testi fomentano l’odio verso la magistratura e le forze dell’ordine, ed allo stesso tempo celebrano gli atti “eroici” delle associazioni a delinquere di stampo mafioso.

“Un vero e proprio pugno allo stomaco”, continua la relazione. L’indignazione istituzionale di tale portata non deve sorprendere. La lotta contro le associazioni mafiose è portata avanti da decenni con lo zelo di alcuni personaggi che hanno messo a repentaglio la propria stessa esistenza per la causa.

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Apologia di crimine e libertà d’espressione

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(pixabay)

Nell’ordinamento giuridico italiano, come in quello della maggior parte dei paesi occidentali, la libertà d’espressione è uno dei capisaldi a garanzia della democraticità sociale.

Ma esiste sempre un confine. I testi delle canzoni che inneggiano ai criminali che hanno condotto le stragi di Capaci e di Via d’Amelio, fino a che punto possono essere leciti in virtù della libertà d’espressione?

Continua la relazione: “I messaggi che vengono diffusi attraverso questi testi non possono essere ricondotti a mere ricostruzioni artistiche e canore, ma equivalgono a espressioni di odio nei confronti delle Forze dell’ordine e della magistratura e di esaltazione della criminalità organizzata e dei suoi componenti. Ciò che maggiormente allarma è che sui social network questi sedicenti artisti abbiano un enorme seguito da parte di migliaia di persone e che influenzino con i loro messaggi devianti gran parte dell’opinione pubblica.”

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La legge sull’apologia di criminalità di tipo mafioso è ancora un progetto, ma ci si augura che le istituzioni lo accoglieranno in toto.