“La paura degli altri”, una ricerca del Censis analizza le conseguenze psicologiche del Covid

Il report Censis 2020 analizza le statistiche sulla “filiera della sicurezza in Italia”. Emergono le paure degli italiani.

covid paura
(pixabay)

Quante volte è capitato durante l’ultimo anno di provare fastidio o rabbia per una persona “troppo vicina” in fila al supermercato ? Lo stesso esempio si potrebbe replicare per una pletora di situazioni pubbliche, in cui il soggetto sperimenta la paura dell’altro, il terrore della prossemica.

E quando scatta il senso di minaccia, che esso derivi dalla paura del contagio, o da una supposta cattiva intenzione dell’altro poco importa, l’etichetta di “nemico” è già all’opera.

Il Censis ha stilato il “2° rapporto sulla filera della sicurezza”, che ha coinvolto interviste tra il 2020 ed il 2021. I dati che emergono sono interessanti.

La pandemia ha ridotto i reati: “Gli omicidi -16,4%; le rapine -18,2%; i furti -33,0%; i furti in appartamento -34,4%.” Le motivazioni non sono esplicitate, ma si può supporre che la permanenza forzata negli appartamenti e l’incremento delle forze dell’ordine nelle strade possano essere le ragioni principali alla dissuasione degli illeciti.

Nonostante ciò, il report ha rilevato un incremento del timore di cadere vittima di un crimine. “Il 75,4% degli italiani dichiara di non sentirsi sicuro quando frequenta luoghi affollati (la percentuale scende del 67% tra i più giovani). Il 59,3% ha paura di camminare per strada e di prendere i mezzi pubblici dopo le otto di sera (la percentuale resta al 59,8% anche tra i più giovani)”.

Queste cifre mettono in luce una percezione errata della realtà, nella quale l’ansia guida le valutazioni dell’individuo.

A confermare questa tesi tornano le statistiche del Censis: l’83,4% degli italiani è convinto che per ripristinare uno stato di sicurezza nelle strade siano necessari maggiori interventi delle forze dell’ordine e pene più severe per chi infrange le regole “anti-movida”.

Leggi anche: 5 miliardi per combattere la fame nel mondo? Basta sospendere per un giorno le spese militari

La paura del prossimo

covid
(pixabay)

Quando interviene la necessità di una sorveglianza a tappeto per garantire la sicurezza nei luoghi pubblici si può a ragione dire che lo stato di allarme generale è ai massimi livelli. Dietro il timore del contagio c’è senza dubbio la scarsa fiducia nella capacità degli individui di autoregolarsi.

Questo scenario getta una luce inquietante sul modo in cui gli italiani ormai percepiscono la socialità.

Quello che c’è da chiedersi è se questo “effetto Covid” sia un fenomeno temporaneo o duraturo.

Leggi anche: Kenya, disumana la scelta di chiudere i campi profughi: la denuncia di MSF

“L’origine della paura è nel futuro, chi si affranca dal futuro non ha più nulla da temere” – Milan Kundera –