Kenya, disumana la scelta di chiudere i campi profughi: la denuncia di MSF

MSF denuncia la chiusura dei campi profughi in Kenya.

Con un comunicato pubblicato sul proprio sito istituzionale, Medici Senza Frontiere denuncia con fermezza la chiusura dei campi profughi di Dadaab e Kakuma. Una scelta che il governo ha giustificato adducendo motivi di sicurezza nazionale.

Il problema però, anche se in questo caso è forse lecito parlare di una vera e propria tragedia, è che al mezzo milione di rifugiati che risiedevano in quei campi non è stata offerta alcuna soluzione alternativa di alloggio. Tutto questo, in un contesto già reso drammatico dalla pandemia di coronavirus e dalla crisi in Somalia. Dana Krause, a capo della missione di Medici Senza Frontiere in Kenya ha dichiarato che si tratta di un provvedimento che “avrà un impatto devastante sui rifugiati, creando ulteriori incertezze e paure per circa mezzo milione di persone ignare del proprio futuro”. 

Un atto “irresponsabile e disumano” che ha tolto a questi rifugiati l’unico luogo in cui potevano, per quanto possibile, sentirsi protetti. Invece, la decisione del governo di smantellare questi campi senza preoccuparsi minimamente della fine che faranno questi rifugiati “mina la dignità di queste persone mettendo a rischio le loro vite e ostacolando ulteriormente la ricerca di soluzioni a lungo termine.”

Tutto questo, senza dimenticare che il processo previsto dal Piano di Sviluppo socio-economico di Garissa è al momento fermo, ed è per questo che per i rifugiati di Dadaab un ritorno in Somalia è al momento impossibile. Krause conclude la sua denuncia affermando che “i rimpatri dei rifugiati devono essere volontari: qualsiasi decisione deve riflettere i loro desideri e aspirazioni. Come minimo i rifugiati devono avere voce in capitolo rispetto alle scelte che verranno prese sul futuro dei campi e su come verranno implementate”.

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