Fisco algoritmo: ecco come funziona e soprattutto cosa succederà adesso dopo aver attraversato un 2019 danneggiato dal Covid-19. 

Come fa il Fisco a monitorarci e a giudicarci singolarmente di anno in anno? Attraverso un algoritmo. Questo, attraverso uno schema ben definito, valuta infatti la nostra posizione fiscale tracciando l’intero territorio nazionale e individuando eventuali anomalie. E’ dunque attraverso questo strumento che l’Agenzia delle Entrate analizza le posizioni lavorative e fiscali di milioni e milioni di italiani tenuti a versare tasse e contributi ogni anno.

Fisco algoritmo: cosa succederà col Covid-19 

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Il meccanismo è anche piuttosto semplice: il programma considera infatti il reddito dichiarato nei precedenti cinque anni e ci dà una valutazione. Se questa va dall’8 in su, non ci saranno problemi ma anzi benefici premiali, col bot che andrà così avanti osservando la posizione di altri italiani. Discorso diverso, invece, in caso di valutazione inferiore: in quel caso scatterebbero tutti gli accertamenti del caso per analizzare le eventuali incongruenze.

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E’ in particolare da sotto al voto 6 che si rientra in una black-list che verrà appunto verificata. Questo accade in genere quando c’è una disparità eccessiva nel corso del quinquennio considerato tra il primo e l’anno in corso: se un professionista per esempio ha guadagnato molto in nero rispetto a quanto dichiarato a fine anno, scatta l’allarme. E lo stesso vale per le aziende in base ai conti che si registrano di volta in volta tra utili e perdite.

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Così la domanda ora sorge spontanea: cosa succederà il prossimo anno quando bisognerà tenere in considerazione la crisi innescata dal Covid-19? Partite Iva e non solo, del resto, presenteranno un fatturato decisamente più basso rispetto agli scorsi anni. La risposta è la seguente: gli esperti dell’Agenzia delle Entrate hanno tenuto conto di questa situazione e la applicheranno all’algoritmo in questione.

Si terrà conto dunque dell’impatto e della durata del periodo economico difficile. Ma c’è un altro problema: come ci si regolerà invece con le aziende che si muovono con un bilancio infrannuale? In questo modo, del resto, l’ente nazionale conterebbe i parametri calcolando i 12 mesi dal luglio 2019 a giugno 2020 oppure dall’ottobre 2019 e il settembre 2020.

Il tutto come se il coronavirus non avesse mai colpito il sistema. La preoccupazione in questo caso, pertanto, è relativa a un quadro di ripartenza poi falsato per le imprese piuttosto che i controlli a raffica che ne potrebbero venire. Sono così partite già diverse segnalazioni a tal proposito.