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Il direttore della Scuola Normale di Pisa ha denunciato che l’università non riesce più a funzionare da ascensore sociale come in passato. 

È una delle Università più rinomate in Italia, famosa per accogliere le eccellenze del nostro paese e per aver “sfornato” geni del calibro di Enrico Fermi.

Eppure, sembra che la Scuola Superiore Normale di Pisa abbia perso la possibilità di essere utilizzata come ascensore sociale da parte di chi non ha nulla se non il proprio intelletto. Questa quantomeno è la denuncia arrivata dal direttore Luigi Ambrosio, nel tradizionale discorso di introduzione all’anno accademico.

Ambrosio dirige l’università dal maggio del 2019 e nel suo intervento ha sottolineato come al momento, la Scuola Normale di Pisa non sia più in grado di garantire eque possibilità di accesso a tutti. Se nel passato l’università si era resa protagonista di un meccanismo che permetteva anche al figlio del più umile operaio di emergere, adesso la situazione è decisamente cambiata.

Per questi motivi, il direttore nel suo discorso si è soffermato sul “fenomeno crescente della sempre più alta estrazione sociale dei nostri allievi. Nel passato la Normale funzionava molto meglio come ascensore sociale. Dato che il percorso di studi è completamente gratuito e gli allievi ricevono una retta come alla ENS da cui discendiamo, tanti ragazzi e ragazze di famiglie meno abbienti avevano possibilità di fare carriera”. 

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La denuncia del direttore: “La Normale deve essere strumento di emancipazione”

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Ambrosio ha poi proseguito citando Adriano Prosperi, professore emerito alla Normale, che ricorda spesso ai suoi alunni “la propria provenienza da una famiglia contadina: per lui la Normale fu veramente un trampolino per allargare i propri orizzonti e le proprie possibilità. Pensiamo alla giovane protagonista Elena de L’amica geniale, una produzione della quale abbiamo ospitato con grande piacere ed entusiasmo le riprese lo scorso autunno: anche per lei la Normale è uno strumento straordinario di emancipazione e di libertà”.

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Un appello dunque che deve destare preoccupazione considerato il ruolo che l’istruzione riveste nella nostra democrazia e di come l’equità ( con tutti i difetti e le storture imputabili) abbia garantito alla nostra democrazia di far emergere per decenni persone che in altri momenti storici sarebbero rimaste confinate nel lavoro dei propri genitori a causa della loro estrazione sociale.