Turismo, un secondo lockdown potrebbe uccidere il settore

Turismo, un secondo lockdown potrebbe uccidere il settore. Lo rivela una ricerca condotta dall’Istituto Demoskopika. 

Un secondo lockdown potrebbe mettere definitivamente in ginocchio il settore del turismo. A lanciare l’allarme, un report realizzato dall’Istituto Demoskopika.

Nello studio viene infatti messo in rilievo come se si decidesse adesso di chiudere tutto, il turismo potrebbe registrare perdite, negli ultimi due mesi dell’anno, in grado di attestarsi sui 4 miliardi di euro.  Senza contare che a quel punto, più di centomila imprese che agiscono all’interno di questo comparto economico sarebbero a rischio fallimento.

E tutte queste bancarotte avrebbero poi delle ripercussioni immediate sul mercato del lavoro al punto che l’Istituto ha stimato che si potrebbero arrivare a perdere oltre 400 mila posti di lavoro. 

Leggi anche: Turismo, Ministero Beni Culturali annuncia bonus fino a 5mila euro

Turismo, a rischio 400 mila posti di lavoro: le dichiarazioni del Presidente di Demoskopika

Pixabay

Numeri che non fanno che sottolineare la difficile situazione in cui si trova il governo, diviso tra un’emergenza sanitaria da gestire ridurre e la tutela del tessuto produttivo del paese, già fortemente provato dalle conseguenze economiche del lockdown di Marzo.

Per Raffaele Rio, presidente di Demoskopika, non c’è però più tempo. A suo parere infatti l’esecutivo deve innanzitutto prendersi la responsabilità di dichiarare lo stato di calamità naturale per l’intero settore.

Ma cosa fare dopo? Secondo Rio bisogna necessariamente ideare e proporre “un Piano di rilancio integrato del comparto turistico includendo anche proposte e risorse delle istituzioni ai vari livelli, a partire dalle Regioni. Un unico pacchetto di provvedimenti che, nell’immediato, contenga misure di azioni di tutela a imprese e lavoratori autonomi della filiera quali, ad esempio, il credito d’imposta, il rafforzamento degli ammortizzatori sociali o l’istituzione di fondo per la copertura delle insolvenze o dei fallimenti”. 

Leggi anche: Coronavirus, servono misure urgenti per aiutare imprenditori che falliscono

Gestione cookie