Una ricerca dell’Eurostat afferma che in Italia il 70 per cento dei datori di lavoro decide l’orario di entrata e uscita dei propri dipendenti. Una situazione che dovrebbe far riflettere. 

Nella maggior parte dei casi, sono i datori di lavoro a decidere gli orari dei propri dipendenti. Questo è quanto emerge da una ricerca pubblicata dall’Eurostat sull’organizzazione del lavoro in Europa.

Lo studio rileva infatti che per circa il 61 per cento dei lavoratori europei, che corrispondono a 118 milioni di persone, l’orario di inizio e fine della giornata lavorativa non viene stabilito da un contratto ma dall’ente o l’azienda che li ha assunti. Una situazione che tocca in particolar modo paesi come Bulgaria, Lituania e Ungheria. La Finlandia risulta invece la nazione dove i dipendenti sembrano avere maggior potere contrattuale in merito, con soltanto il 31 per cento dei datori di lavorare a stabilire gli orari di entrata e uscita. 

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Situazione fortemente negativa in tal senso per l’Italia, dove a decidere gli orari dei lavoratori sono i datori di lavoro nel 70 per cento dei casi.

L’Eurostat rileva inoltre come le donne subiscono questa decisione più degli uomini. Il report spiega poi che un lavoratore su cinque ha dichiarato di essere stato contattato più volte dal datore di lavoro durante il suo tempo libero.

L’unica nota positiva dello studio, è che viene riscontrata una certa facilità nel poter chiedere al settore privato delle brevi pause dal lavoro, come ad esempio uno o due giorni di ferie, con pochissimo preavviso. Questo infatti risulta abbastanza facile per il 66 per cento dei lavoratori europei.

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