Mezzo milione di lavoratori non hanno ancora ricevuto la Cassa Integrazione. A spiegare il motivo di questo drammatico ritardo è stato il Presidente del Consiglio di Vigilanza Inps. 

Al momento, più di mezzo milione di lavoratori in Italia attendono ancora i soldi della Cassa Integrazione Covid-19. D’altronde, che lo stanziamento di questi soldi non sarebbe stato immediato era una cosa nota fin dall’inizio. Il problema però è che i mesi passano, e i lavoratori sono ormai allo stremo.

Non bisogna infatti dimenticare come per molti di loro i soldi della Cig siano al momento l’unica vera fonte di sostentamento. La situazione è dunque drammatica, e alla base di questo ritardo da parte dell’INps, sembra esserci un problema di liquidità. Guglielmo Loy, presidente del Consiglio di Vigilanza dell’Inps, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera ha dichiarato che attualmente, le domande di Cassa Integrazione Covid-19 sono circa 226.792 mila. Un numero che però fa esclusivo riferimento alle imprese che hanno presentato richiesta per La Cig per i loro dipendenti. 

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I lavoratori coinvolti sono dunque più di mezzo milione. E trentamila di loro, non sono riusciti ancora ad avere sui propri conti correnti nemmeno un singolo euro della Cig. I più danneggiati da questa situazione sono i lavoratori che si trovavano in Cassa Integrazione in Deroga.

Loy ha poi spiegato che il problema principale al momento, che ha portato l’accumularsi delle richieste, riguarda il fatto che i soldi stanziati dal governo per la Cassa Integrazione non sono sufficienti. Ed è questa la ragione per cui l’esecutivo guidato da Conte si è trovato costretto a varare più di un decreto legge per continuare a finanziare questa misura.

E in tal senso, non si può nemmeno dimenticare come a partire dal Decreto Agosto, il governo abbia deciso di introdurre dei criteri selettivi con lo scopo di limitare il ricorso alla Cig. Ha chiesto ad esempio un contributo del 18 per cento per tutte le aziende che richiedono la Cig Covid-19 pur non avendo subito alcuna flessione significativo del proprio fatturato e del 9 per cento nel caso invece in cui la perdita del fatturato non sia superiore al 20 per cento.

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