Truffe telefoniche per quasi 100 milioni di euro: le associazioni consumatori raccolgono le segnalazioni

Torniamo a parlare di truffe telefoniche e lo facciamo partendo da un comunicato stampa pubblicato sui siti ufficiali di un gruppo di associazioni a difesa dei consumatori che lanciano un appello ai cittadini

sms truffa
SMS truffa (foto Adobe)

Il 5 luglio scorso si è infatti conclusa l’indagine aperta dalla Procura di Milano tra il 2017 e il 2020 e che ha portato al coinvolgimento di 33 persone tra cui anche alcuni ex dirigenti di una società telefonica. Le indagini hanno portato al sequestro di 40 milioni di euro ma, come riporta anche il comunicato stampa sul sito ufficiale dell’associazione Konsumer, la truffa ha portato a un danno di quasi 100 milioni di euro arrecato a migliaia e migliaia di clienti di diverse compagnie telefoniche.

Al centro del meccanismo criminale, i famigerati servizi aggiuntivi a pagamento che ora, grazie a un intervento da parte dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, AGCOM, risulta una via non più percorribile da parte di chi cerca di frodare i consumatori.

AGCOM, a gennaio dell’anno scorso, ha infatti stabilito un blocco automatico su tutte le nuove SIM per quello che riguarda i servizi a pagamento e “una procedura atta a rinforzare la prova di acquisizione del consenso e a renderlo documentabile“, come si legge anche sulla pagina apposita creata proprio sul sito dell’Autorità. Una procedura che nei fatti è un blocco automatico dei servizi a meno che il cliente non comunichi di voler attivare un servizio a pagamento.

Il comunicato stampa pubblicato da Konsumer ma anche da Assoconfam e dalle altre associazioni a tutela dei cittadini ha lo scopo principale di raccogliere le segnalazioni da parte degli stessi cittadini truffati e che si sono visti derubare di cifre che sono diventate rapidamente importanti.

Le segnalazioni serviranno poi a “conseguire dagli operatori telefonici, sia la restituzione degli importi sottratti indebitamente e sia un risarcimento danni“. Per quello che riguarda i 33 coinvolti nelle indagini l’accusa adesso è quella di “frode informatica con furto e conseguente indebito utilizzo dell’identità digitale e tentata estorsione contrattuale”.

Come riportato anche dai colleghi di Today, sono stati sequestrati 40 milioni di euro compresi anche 21 milioni che sono stati sequestrati a WindTre, che però non risulta indagata, ma che sono comunque stati considerati un ricavo illecito di cui la compagnia ha beneficiato. In totale ci sono 26 società fornitrici di servizi a pagamento coinvolte che arrivavano ad avere anche 40 mila attivazioni al giorno.

Stranamente però, nel momento in cui l’indagine è diventata pubblica il numero delle attivazioni è crollato. Si tratta questa forse dell’ennesima dimostrazione di come nella stragrande maggioranza dei casi i servizi a pagamento venissero attivati all’insaputa o estorcendo in vario modo il consenso ai consumatori.

Nella maggior parte dei casi, purtroppo, l’attivazione di questi servizi a pagamento avveniva infatti in modo quasi inconsapevole, cliccando su un banner oppure rispondendo distrattamente a un messaggio non richiesto che si riceveva. Per fortuna, grazie a questa lunga inchiesta e anche all’attivazione da parte di AGCOM, i cittadini che possiedono uno smartphone hanno smesso di essere trattati come vacche da spremere.