La povertà assoluta non accenna a diminuire. Lo conferma l’Istat

Nel 2021 la povertà assoluta è ancora ai livelli del 2020. Una situazione preoccupante fotografata e confermata anche dal nuovo rapporto di Istat con le statistiche specifiche sulla povertà

povertà assoluta
Povertà assoluta e relativa (foto Unsplash)

E la povertà non colpisce allo stesso modo le famiglie del Nord, del Centro e del Sud, confermando anche le altre statistiche che riguardano, tra le altre cose, la povertà educativa e le difficoltà che i giovani hanno nel realizzare il proprio potenziale se vivono nel Mezzogiorno.

La percentuale di famiglie che si trovano in povertà assoluta nel Mezzogiorno è infatti arrivata al 10% mentre scende al 6,7% nel Nord Italia e al 5,6% nel Centro. In totale parliamo di 1,9 milioni di famiglie e 5,6 milioni di individui. Per quello che riguarda la povertà assoluta i minori sono 1,4 milioni con una preponderanza dei minori stranieri che, nel totale dei cittadini stranieri, incidono per il 32,4% contro il 7,2% dei cittadini italiani.

Ma per comprendere quanto questi numeri, che pure registrano un minimo miglioramento al Nord, occorre anche capire di cosa parliamo quando parliamo di povertà assoluta e relativa. La povertà assoluta è una condizione in cui anche la stessa sopravvivenza dell’individuo è messa a repentaglio dalla impossibilità di provvedere ai bisogni primari.

Come scrive Openpolis “sono considerate in povertà assoluta le famiglie e le persone che non possono permettersi le spese minime per condurre una vita accettabile“. La povertà relativa è invece una soglia diversa e si indentifica in un valore che è circa il 60% della media del reddito del comune. Nè la povertà assoluta nè quella relativa sono però valori precisi e variano in base a un calcolo che viene eseguito dall’Istat stesso e che è possibile visualizzare anche a questo link.

Le persone non in grado di vivere secondo un minimo standard qualitativo sono comunque aumentate rispetto al 2019, segno che la pandemia ha riportato in alto un valore che invece rispetto al 2018 si stava riportando su valori più vicini all’inizio degli Anni ’10 di questo secolo. Ad essere penalizzate maggiormente tra le famiglie povere sono quelle composte da un numero più alto di persone.

Le famiglie in povertà assoluta con almeno cinque componenti sono il 22,6% e in particolare con una importante presenza di minori. Interessante da notare come invece, a partire dai numeri dell’Istat, si nota un decrescere degli indicatori della condizione povera all’aumentare dell’età dei componenti. Le famiglie giovani, in cui le cosiddette “persone di riferimento” hanno età compresa tra 35 e 44 anni, hanno invece un reddito più basso e sono più a rischio.

Contrastare questa condizione è quindi, come è facile immaginare, legato a un miglioramento del mercato del lavoro ma non solo: anche l’istruzione permette di ridurre la povertà. Se infatti le persone di riferimento del nucleo familiare raggiungono “almeno il diploma di scuola secondaria superiore l’incidenza è pari al 3,9%”.

Favorire l’istruzione e incentivare, quindi, in maniera solida percorsi che permettano a più componenti della famiglia di lavorare e ricevere uno stipendio adeguato sono gli strumenti principali per ridurre la percentuale di povertà.