Il diritto alla casa sostenibile: Legambiente conta gli esclusi

L’edilizia popolare fuori dal dibattito sulla sostenibilità energetica nelle abitazioni, secondo la campagna Legambiente. Cosa dicono i dati

Il diritto alla casa sostenibile: Legambiente conta gli esclusi
Periferia (Foto Adobe)

Quello della casa è un diritto che le politiche istituzionali dovrebbe perseguire fino allo stremo delle forze, al pari del diritto alla salute, al lavoro e all’istruzione. Gli episodi della Storia ci testimoniano come talvolta anche le basi della civiltà abbiano assunto connotati demagogici e, al peggio, ideologici. In Italia, la legge che ha istituito l’edilizia residenziale pubblica a favore dei nuclei familiari svantaggiati è del 1903.

Sta di fatto che nel contesto urbano i quartieri popolari sono ben riconoscibili dal tessuto dell’edilizia privata, ma non certo per le linee estetizzanti degli edifici: di norma, gli agglomerati si distinguono per l’elevato degrado delle abitazioni, nonché dell’urbanistica circostante. Non è difficile individuare l’alfabeto della forbice esistenziale ed economica che ha investito una parte dei cittadini.

Anche l’edilizia popolare, però, deve confrontarsi con i temi odierni della sostenibilità energetica. O meglio, dovrebbe essere la materia della politica e degli amministratori. In tal senso è illuminante il rapporto appena diffuso da Legambiente, per la sua campagna “Civico 5.0”, sullo stato di efficienza del patrimonio edilizio italiano. I risultati sono stati prodotti dall’osservazione di 7 città in 5 regioni italiane.

Seguendo le linee guida per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione entro il 2030, appare con disarmante evidenza che sono ben 93mila i condomini e 900mila le abitazioni che necessitano urgentemente della dovuta riqualificazione strutturale. L’adeguamento energetico edilizio rappresenta infatti la svolta da imprimere sulle emergenze che toccano la collettività: la crisi climatica e quella socioeconomica, l’afflizione del caro bollette.

Il problema è simboleggiato dal fatto che le fasce più deboli della popolazione, ovvero gli abitanti dei quartieri ai margini delle città, non sono minimamente interpellate. Legambiente ha condotto una serie di monitoraggi sui manufatti edilizi presenti nel campione di nove tra vie e quartieri: Corvetto (Milano); l’Isolotto (Firenze); San Giovanni a Teduccio (Napoli); Quarticciolo, Casilino 23 e Villa dei Gordiani a Roma; Villaggio Kennedy a Piazza Armerina; Viale Autonomia (Caltagirone); Via Turati (Caltanisetta).

Nel primo quartiere è in essere un programma di rigenerazione; nel secondo, già in origine gli spazi sono sorti sulla base di una progettazione responsabile; a Napoli, a San San Giovanni a Teduccio, abita invece la prima comunità energetica rinnovabile e solidale in Italia. Nei restanti contesti, gli interventi da parte degli enti territoriali sono lungi da venire. L’obsolescenza delle strutture, che si traduce fondamentalmente in dispersione energetica, ha condotto a un aumento di più del doppio sulle bollette di luce e gas.

Persino il Superbonus edilizio è stato escluso dalle politiche strutturali locali; un’opportunità persa causata dalla “riduzione della platea e delle opportunità, mettendo a nudo l’inadeguatezza dell’intera filiera. Una misura – quella del Superbonus – che dovrebbe porsi l’obiettivo di riqualificare il patrimonio edilizio italiano, strumento utile alla riduzione dei gas climalteranti e di welfare per le famiglie, deve necessariamente guardare ai risultati di medio e lungo termine“. È quanto osserva Katiuscia Eroe, responsabile Energia di Legambiente.

Si stima una riduzione complessiva dell’80% dei consumi, nel caso in cui una famiglia vivesse in un’abitazione in classe A. La riconversione delle case in categoria G genererebbe un poderoso volume d’affari per il settore dello smart building che solo nel 2020 è equivalso ad oltre 7,6 miliardi di euro. Ma al centro degli ostacoli rimangono le endemiche disparità sociali, reddituale, occupazionali, che limitano le opportunità di accesso agli incentivi e dividono una fetta di popolazione dall’altra alla quale sono consentiti tali interventi ed è in grado di gestire i complessi sistemi d’accesso.