Economia circolare, le speranze dell’ultimo report di Laboratorio Ref sul PNRR

La questione dell’economia circolare rientra anche nel PNRR ma, come sottolineato dal report di Laboratorio Ref, occorre che si crei un piano organico e organizzato in cui coinvolgere tutti gli attori responsabili della produzione dei rifiuti

foto Pexels

Nell’incipit del report viene riportata una frase che effettivamente abbiamo sentito e continuiamo a sentire talmente tanto spesso da iniziare a pensare che sia uno slogan ormai privato del suo significato: “Questa è un’occasione da non perdere”.

Ma questa in effetti è la verità. Con i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, abbiamo l’occasione di “imprimere una svolta verso la transizione ecologica del Paese, possibile solo attraverso un cambio di paradigma economico capace di costruire circolarità, efficienza e giustizia, anche rispetto alle generazioni future“. Perché il ciclo dei rifiuti, nonostante le molte realtà positive del nostro Paese, è un problema da affrontare a 360°.

Però, sottolineano ancora da Laboratorio Ref, più che gli investimenti, che comunque sono necessari, c’è da guardare alle riforme, e in particolare occorre dare seguito alla Strategia Nazionale per l’Economia Circolare e al PNGR. Ci sono in ballo per i rifiuti 2,1 miliardi di euro, di cui 1,5 miliardi di euro andranno alla “Realizzazione nuovi impianti di gestione rifiuti e ammodernamento di impianti esistenti” e altri 600 milioni di euro per “Progetti ‘faro’ di economia circolare”.

Dobbiamo guardare al medio e lungo periodo promuovendo l’economia circolare in cui i rifiuti diminuiscono, perché si attuano politiche strutturali che promuovono più che lo smaltimento la gestione alla fonte. L’economia circolare infatti non è soltanto composta da quei progetti per cui ciò che doveva essere rifiuto viene riutilizzato, ma anche da tutte le strategie che possono essere messe in atto nel momento in cui i prodotti vengono realizzati per evitare che diventino rifiuti dopo poco tempo.

Per esempio occorre lavorare per eradicare dalla cultura, soprattutto dalla cultura dei produttori di elementi tecnologici, l’idea della cosiddetta “obsolescenza programmata”, cioè la progettazione di oggetti elettronici per i quali la durata viene stabilita in modo che gli utenti si vedano costretti a cambiare per esempio telefonino o televisione ogni 4-5 anni. Altro discorso da incentivare è il riutilizzo e la riparazione, altro tema estremamente caldo e altro fronte su cui in particolare i produttori di elettrodomestici ed elementi elettronici non sembrano ancora intenzionati a cedere.

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Secondo la valutazione di Laboratorio Ref, nei documenti al momento presentati riguardo proprio l’economia circolare nel PNRR siamo a buon punto, ma occorre che vengano introdotti alcuni elementi fondamentali: riferimenti temporali puntuali per l’attuazione dei provvedimenti. E, ricordano ancora da Laboratorio Ref , occorre che vi sia “l’allineamento dei tempi della Strategia con gli altri strumenti previsti dal PNRR per i rifiuti“.

È facile immaginare che se le tempistiche non collimino si creerebbe un corto circuito che potrebbe, anziché favorire, bloccare proprio le risorse e i progetti di cui abbiamo più bisogno.

Un’altra questione sollevata da Laboratorio Ref è quella dell’indicazione delle risorse che andranno destinate ai progetti di economia circolare e in generale a tutto ciò che riguarda il ciclo e la gestione dei rifiuti, con un occhio particolare ai rifiuti speciali che rappresentano ormai oltre l’ottanta per cento di ciò che viene considerato rifiuto e ai biocarburanti.

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