Abbiamo già distrutto oltre il 20 per cento della foresta amazzonica

Viene spesso indicata come il polmone del mondo ma, come ci ricorda uno studio su Nature uscito in questi giorni, stiamo facendo di tutto affinché smetta di esserlo

Nella foresta amazzonica viene attualmente emessa molta più C02 di quanto l’ecosistema del luogo sia in grado di assorbire e smaltire.

Questo è uno dei dati più preoccupanti che viene fuori da uno studio scientifico pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature e rilanciato alcuni giorni fa dal Guardian. Il quadro che emerge inoltrandosi nella lettura dell’articolo è desolante, e si pone oltretutto come l’ennesima testimonianza di un cambiamento climatico che continua ad avanzare molto più velocemente del previsto. Se la comunità internazionale non prende atto del fatto che resta sempre meno tempo per ridurre le emissioni di anidride carbonica, il futuro del nostro pianeta è votato ad un’autodistruzione che potrebbe arrivare in tempi brevissimi. D’altronde si tratta di uno studio che, per certi versi, si limita semplicemente a fornire una conferma empirica su una tesi di cui si discute ormai da molti anni. La maggior parte delle emissioni registrate nella foresta amazzonica arrivano infatti da un problema molto conosciuto ma che, a causa degli abnormi interessi economici coinvolti, resta difficilissimo da risolvere.

Gli incendi vengono infatti appiccati sul luogo per liberare i terreni destinati alla produzione di carne bovina e di soia. 

Nell’articolo però, gli studiosi precisano a riguardo che, anche nel caso in cui questi incendi non fossero mai esistiti, il problema delle emissioni sarebbe comunque rimasto di gravissima entità a causa della deforestazione progressiva a cui è stata sottoposta l’Amazzonia. Uno scempio nato dalla follia capitalistica dell’ultimo secolo che ha portato in pochi decenni a un repentino aumento delle temperature e della siccità. Una ricerca che inoltre, inevitabilmente mette nuovamente sotto accusa il Presidente del Brasile Jair Bolsonaro, che fin dal primo giorno del suo mandato, ha sempre minimizzato il problema del cambiamento climatico dando il via in Amazzonia ad uno dei processi di deforestazione più aggressivi degli ultimi decenni. Basti solo pensare che, sotto il suo governo, gli incendi appiccati nel mese di Giugno hanno prodotto all’ecosistema i più gravi danni mai registrati dal 2007.

L’articolo di Nature ha avuto il merito di riportare all’attenzione dell’opinione pubblica una delle tragedie simbolo di questa perenne e insensata distruzione dell’ecosistema che l’essere umano continua a portare avanti.

La foresta pluviale amazzonica è la più grande del mondo, e probabilmente la più importante negli equilibri che sorreggono il nostro ecosistema. In primo luogo per le sue dimensioni, considerato che parliamo di un territorio che si estende per oltre 6 milioni di chilometri attraversando nove stati in Sudamerica. 

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E arrivati al 2021, non possiamo che prendere atto del fatto che la nostra civiltà è già riuscita a distruggere del tutto circa il 20 per cento del territorio complessivo. Se non corriamo subito ai ripari, come fanno notare gli studiosi nel loro articolo, corriamo il sempre più concreto rischio che le nuove generazioni assistano alla scomparsa di una delle foreste più grandi e importanti per la nostra sopravvivenza sul pianeta. Che non a caso è anche conosciuta dalla nostra civiltà come “il polmone del mondo”. 

FONTI


https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2021/07/14/ora-lamazzonia-produce-piu-co2-di-quanta-ne-assorbe_845fb334-253a-438a-9460-f8065270907b.html

https://www.wwf.ch/it/dove-operiamo/amazzonia-un-gioiello-di-valore-inestimabile#:~:text=La%20regione%20amazzonica%2C%20che%20ospita,gravi%20cambiamenti%20a%20livello%20climatico.