Bambini in carcere, l’appello di Cittadinanzattiva: non possono pagare errori delle madri, case famiglia come alternativa

L'approvazione della Legge Siani è il punto d'inizio per valorizzare le case famiglia alternative alla detenzione dei minori.

Siamo ancora lontani da una reale applicazione dei valori della giustizia sociale che nell’ambito della tutela dei minori. A conferma di questo, è uscito di recente un dato proveniente da alcune statistiche pubblicate dal Ministero della Giustizia: sono 26 le madri e 28 i bambini che risultano negli istituti penitenziari, tra sezioni nido delle case circondariali e gli ICAM.

I bambini che si ritrovano a vivere questa detenzione, scontando pene ingiuste sulla loro pelle, per gli errori delle madri, non possono godere durante i primi anni d’infanzia, fondamentali per lo sviluppo, del diritto di crescere in un’ambiente idoneo e dignitoso per l’età che hanno.

Una situazione che si è ulteriormente aggravata con la diffusione di focolai di coronavirus all’interno delle carceri.

Per queste ragioni si sta facendo strada da tempo un percorso legislativo che esuli qualsiasi possibilità di carcerazione per i bambini e come devono essere trattati, con la Legge Siani, che è solo “un punto di partenza che condividiamo con grande convinzione, e ne chiediamo per questo una rapida discussione ed approvazione, perché si pone nell’ottica di proteggere, come indicato a più riprese dalla Corte Costituzionale e dalle convenzioni internazionali, l’interesse superiore del bambino, la salute psico-fisica del minore e tutelarne il legame con il genitore come elemento fondamentale in particolare nei primi anni di vita.

Queste le parole di Laura Liberto, coordinatrice nazionale Giustizia per i diritti – Cittadinanzattiva che il 6 aprile è stata in audizione in II Commissione Giustizia della Camera dei Deputati sulla proposta di legge C. 2298 Siani.

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Ciò che prevede il testo di legge proposto è “la rimozione di una serie di limiti di natura giuridica ed economica, presenti nella normativa vigente e all’origine del problema della carcerazione dei bambini assieme alle loro madri e l’individuazione delle case famiglia protette come soluzione alternativa principale” così come dichiara Liberto.

Il fondo triennale di 4,5 mln di euro approvato con l’emendamento di Cittadinanzattiva all’ultima legge di bilancio è vincolato per l’accoglienza dei minori nelle case famiglia e per servizi alle mamme soprattutto di reinserimento sociale. Potrebbe essere utilizzato al meglio se ci fossero emendamenti specifici finalizzati al

  • divieto assoluto di esecuzione della pena in carcere per le madri con bambini fino a sei anni di età
  • riconoscere le case famiglia protette come luoghi destinati all’accoglienza di madri e bambini ed estenderle attraverso il recupero e  la riconversione di beni confiscati alla criminalità organizzata.