L’Imu – imposta municipale unica o imposta municipale propria – è una tassa diretta di tipo patrimoniale, applicata alla componente immobiliare del patrimonio.

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Attualmente per la legge l’esenzione dall’Imu è prevista per la prima casa. Con quest’ultima espressione si intendono gli immobili costituenti l’abitazione principale di un individuo.

Dal momento che sempre più cittadini tendevano ad aggirare la legge per beneficiare dell’esenzione, mediante l’escamotage delle cosiddette residenze di comodo, il legislatore è stato obbligato a fissare limiti più stringenti per quanti vogliono usufruire di questo diritto.

Così, chi tenta di svicolare dalle condizioni a cui la legge subordina il beneficio per la prima casa, rischia un accertamento fiscale.

Il primo requisito da rispettare riguarda la categoria dell’immobile. Quest’ultimo, infatti, non deve rientrare nelle categorie di lusso, ovvero A/1, A/8 e A/9. L’esenzione, inoltre, ha a che fare anche con le pertinenze dell’immobile.

Il secondo aspetto da tenere a mente è la residenza che la famiglia deve fissare all’interno dell’immobile destinatario del beneficio fiscale. Quindi, nel caso in cui due coniugi risultino abitare in due Comuni diversi, l’esenzione spetterà comunque ad uno solo. Questo perché l’esenzione vale una sola volta per ciascun nucleo familiare.

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Imu, il requisito della dimora abituale

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Vi è poi un ultimo requisito da rispettare che concerne la cosiddetta dimora abituale. Con questa espressione si intende il luogo in cui la famiglia vive abitualmente, nel corso della maggior parte dell’anno. Essa, diversamente della residenza, non è registrata all’anagrafe. Tuttavia, come la residenza, deve essere la stessa per tutti i componenti del nucleo familiare.

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Inoltre, come ha chiarito più volte la giurisprudenza, la dimora abituale è dimostrabile attraverso le utenze, il pagamento della TARI, la presenza di un’utenza telefonica e altri piccoli accorgimenti di questo genere.