È iniziato il dialogo tra il governo e le parti sociali per la riforma delle pensioni. L’esecutivo valuta l’introduzione di una Quota 41 e l’uscita anticipata a 62 anni con penalizzazioni. 

È iniziato ufficialmente il confronto tra il governo e le parti sociali sulla prossima riforma delle pensioni. L’esecutivo sta al momento valutando l’ipotesi di un’uscita anticipata a 62 anni, con un requisito più basso rispetto ai 38 anni di contributi previsto da Quota 100. In questo caso, il taglio del trattamento pensionistico sarebbe calcolato in base agli anni di anticipo della pensione. Dovrebbe aggirarsi intorno al 3 per cento per ogni anno, con un tetto massimo del 15 per cento. Si pensa di introdurre una Quota 100 penalizzata. Si tratterebbe in sostanza di poter usufruire di un meccanismo flessibile per consentire di poter accedere alla pensione prima dei 67 anni richiesti.

Una misura che potrebbe oltretutto essere utile anche per gestire le prossime crisi aziendali evitando, nei casi di dipendenti più anziani, di dover ricorrere alla cassa integrazione. La Lega però continua a insistere sulla conferma di una Quota 100 senza alcuna variazione e dall’introduzione di una possibile Quota 41. Si tratterebbe di una misura che consentirebbe di andare in pensione a chiunque abbia raggiunto i 41 anni di contributi, indipendentemente dall’età anagrafica. Quota 41 potrebbe rivelarsi un ottimo strumento per supportare tutti coloro che hanno iniziato a lavorare in età molto giovane e che nonostante abbiano superato i 40 anni di contributi, devono comunque aspettare di raggiungere l’età pensionabile.

Leggi anche: Assegni familiari: chi può presentare domanda