Vino sì, ma meglio al calice. Moderazione, curiosità e qualità: perché il bicchiere sta scalzando la bottiglia nelle scelte dei consumatori.
La bottiglia al centro della tavola resta un simbolo potente, ma il rito del vino sta cambiando passo.
A guidare la trasformazione è una combinazione di fattori: consumi più sobri, portafogli più attenti e, soprattutto, il desiderio di assaggiare etichette diverse senza impegnarsi in un’intera bottiglia. È la “era del bicchiere”, come la definisce Coravin, l’azienda che con la sua tecnologia di mescita senza rimuovere il tappo ha reso più semplice per ristoranti ed enoteche proporre calici di qualità, riducendo gli sprechi e ampliando la scelta. Non una moda passeggera, ma un nuovo modo di esplorare il vino, un sorso alla volta.
I dati fotografano un cambio d’epoca. A livello globale, il 57% dei consumatori dichiara di preferire il vino al calice. La molla principale non è la convenienza fine a sé stessa, bensì la scoperta: secondo il Consumer Sentiment Report 2025 di Coravin, fra il 52% e il 76% degli intervistati in sette mercati internazionali ordina un calice per provare qualcosa di nuovo, mentre un ulteriore 25-36% lo fa per privilegiare la qualità rispetto alla quantità. Un’indagine indipendente, riportata nel Global Trends Report 2025 della stessa società, aggiunge un tassello: nel Regno Unito e in Australia il 42% dei wine drinker sceglie il calice per concedersi vini pregiati senza acquistare la bottiglia intera, con una propensione ancora più marcata tra i più giovani.
La geografia della tendenza mostra velocità diverse, ma la direzione è comune. In Francia tre clienti su quattro (76%) ordinano ormai vino al bicchiere; una preferenza diffusa anche nei Paesi Bassi (61%), in Australia (59%) e nel Regno Unito (58%), con l’Italia che segue a poca distanza. I locali hanno fiutato l’opportunità. Un sondaggio sul canale ristorazione condotto da Coravin indica che oltre l’81% dei ristoranti in Regno Unito, Stati Uniti e Australia ha registrato una crescita delle vendite al calice. Non soltanto i consumatori ci guadagnano in varietà e accessibilità: anche i conti dei ristoratori migliorano, grazie a una gestione più flessibile della cantina e a margini costruiti su una proposta dinamica.
“Bere meno, ma meglio” è la linea di fondo che, secondo Katie Warren, Senior Director of Global Marketing di Coravin, sta ridisegnando le carte dei vini. Eppure c’è spazio per crescere: quasi la metà dei clienti (48%) farebbe più ordini se l’offerta al bicchiere fosse più ampia; il 43% vorrebbe poter assaggiare prima di decidere. Non di rado, invece, la sezione “by the glass” resta confinata a poche scelte della casa. Le ricerche citate segnalano il contrario: i programmi più creativi non cannibalizzano le vendite di bottiglie, ma generano occasioni aggiuntive di consumo, fidelizzando chi cerca esperienze e non solo etichette.
Proprio la dimensione esperienziale sta diventando un pilastro. I menu degustazione con abbinamento vini risultano l’occasione preferita per bere un buon calice (59%). Cresce inoltre il bisogno di interazione: il 43% degli intervistati accoglierebbe con favore degustazioni guidate da un sommelier; il 34% è attratto da incontri con i produttori; il 31% apprezza formule originali come flight di 3 o 5 assaggi, verticali dedicate a una singola etichetta o calici “a sorpresa” scelti dal sommelier. È un modo per trasformare la carta vini in un racconto che cambia, serata dopo serata.