Conto confiscato da Mussolini: anziano fa causa allo Stato

Conto confiscato da Mussolini: dopo oltre settant’anni arriva la richiesta di un cittadino italiano contro la decisione del regime fascista

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Quando si dice fare i conti con la storia, nel vero senso della parola. Una vicenda che riemerge dal lontano passato quando l’Italia era sotto la dittatura fascista di Benito Mussolini e il razzismo era al potere per legge.

6 aprile 1944, Genova. Per effetto delle leggi razziali alla famiglia ebrea di Piero Riccardo che aveva 3 anni vengono confiscati tutti i beni. Tra questi anche un libretto di risparmio del piccolo, il numero 3142 sul quale erano depositate 11mila lire presso quello ceh si chiamava Banco di Chiavari.

Conto confiscato da Mussolini: la storia del ’44 e la richiesta oggi

Oggi Pavia di anni ne ha 78 e ha fatto ricorso per chiedere il risarcimento al Tribunale di Genova che dovrà esprimersi in merito. Ma perché solo adesso ha avanzato questa richiesta? Lo ricorda Repubblica. Riordinando mentalmente la propria storia personale non certa priva di dolori, con il supporto delle carte e cimeli di famiglia ha fatto questa scoperta.

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Ma a quanto ammonta oggi quel libretto? Le cifre in ballo sono due e molto differenti da loro. La prima è 838,96 euro proposta dal Banco Bpm (che ha assorbito il vecchio Banco di Chiavari) al signor Pavia, rivalutazione di oggi di quelle 11mila lire. L’altra cifra è pari a ben 420.748,68 euro in base ai conti che il richiedente ha fatto con l’avvocato. Ad essere citato non è stato solo il banco ma una delle principali istituzioni dello Stato, la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

L’iniziativa di Pavia non è solo meramente materiale (e se fosse solo così, sarebbe sufficiente ad avere legittimità) e simbolica, ma “che contenga in sé una sorta di monito rispetto alle leggi razziali“, ha dichiarato l’uomo al quotidiano.

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Il 1 febbraio 2023 è una data decisiva poiché quel giorno è fissata l’udienza che deciderà per l’accoglimento o meno dell’Avvocatura di trasferire il processo a Roma, sede dell’Egeli, l’Ente di gestione e liquidazione immobiliare al quale il governo fascista aveva affidato la gestione di classificare e reimpiegare i beni confiscati alle famiglie ebraiche italiane. Ovviamente il punto centrale della vicenda è cosa dirà la sentenza sul diritto di Pavia a recuperare i poco più di 800 euro o molto di più.