Amazon Tax: cosa prevede la nuova tassa del governo Meloni

Amazon Tax sarà uno dei punti della Legge di Bilancio: qual è l’idea dell’esecutivo, chi deve pagare e quanto

Amazon Tax
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Comincia l’iter che porterà all’approvazione della Legge di Bilancio. Sarà tagliata l’Iva sui prodotti di prima necessità come pasta, pane e latte (anche se a conti fatti il risparmio annuale per le famiglie sarà davvero minimo) ma per fare interventi del genere sono comunque necessarie coperture.

E se da una parta si taglia, dall’altra bisogna tassare. Il governo sta pensando di introdurre una tassa sulle consegne a domicilio degli acquisti online, già ribattezzata Amazon tax.

In pratica si vuole modificare la web tax, introdotta nel 2019 dal primo governo Conte, che prevede un prelievo del 3% sui ricavi di imprese che non hanno sede in Italia ma che qui hanno clienti e un fatturato di almeno 750 milioni di euro all’anno.

L’imposta non ha prodotto moltissimi ricavi e ora il nuovo esecutivo vuole fare in modo di aumentare la cifra.

Al momento c’è solo l’idea ma non ci sono neanche indiscrezioni su quanto dovrebbe essere l’aliquota della tassa (che dovrebbe comunque viaggiare sulla doppia cifra). Ma è soprattutto a una domanda che si vuole dare risposta: chi deve pagare? 

Amazon Tax, su quali prodotti si paga

Le organizzazioni dei consumatori temono che ancora una volta a essere colpito sarà chi compra. Da ambienti vicina al governo pare che si preferisce chiamare questo provvedimento Green tax perché riguarda le consegne a domicilio che avvengono non come mezzi ecologici quindi con scoorter, furgone e auto a benzina o diesel.

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Dovrebbe essere introdota una soglia di fatturato come per la web tax, aiutando così le piccole società di e-commerce che non dovrebbero pagare, colpendo in modo particolare i giganti del web come Amazon.

La tasse riguarderebbe tutti i prodotti comprati online tranne il cibo, escluso perché non sarebbe in linea che l’abolizione dell’Iva sugli alimenti.

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In attesa del provvedimento finale sono tanti i timori non solo da parte dei consumatori ma anche dai settori digitali che soprattutto con la pandemia hanno lavorato tanto e offerto diverse posizioni lavorative.