Report WWF: peste suina e influenza aviaria ci fanno “toccare con mano la crisi ecologica”

Il nuovo report del WWF raccoglie i dati sulla peste suina e sull’influenza aviaria che stanno colpendo diverse parti del mondo, Italia compresa

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Secondo l’associazione ambientalista si tratta di un monito che deve costringerci
a “ripensare i nostri sistemi produttivi e di consumo per preservare la nostra salute e quella degli animali“. Un cambiamento di paradigma non solo nei sistemi produttivi ma anche in quelli di consumo e nelle relazioni con la fauna selvatica sono secondo il WWF “la migliore prevenzione che possiamo attuare“. Questo è quello che emerge del nuovo report pubblicato sul sito.

Nel comunicato che accompagna il report si parla ancora una volta della necessità di una transizione ecologica che deve necessariamente essere legata anche a una riscrittura dalle fondamenta del sistema alimentare: “Immaginare di produrre proteine animali in maniera sempre più intensa e a costi sempre più bassi è il modo migliore per condannarci ad un futuro di malattie, di crisi insormontabili e di libertà negate. Sia da monito il fatto che per arginare i focolai di peste suina 36 comuni in Liguria e 78 in Piemonte stanno chiedendo ai loro cittadini di sospendere attività all’aperto come il trekking“.

Probabilmente, prosegue sempre il comunicato che accompagna il report, a contribuire alla diffusione di queste due malattie sono stati anche “il commercio e trasporto illegali di animali e carni, e lo scorretto smaltimento dei rifiuti prodotti dagli allevamenti e delle carcasse di animali infetti, che possono essere inclusi nei mangimi per avicoli e suini. A questo si aggiunge il diffuso bracconaggio di cinghiali che, macellati sul posto in maniera illegale, possono contribuire a diffondere il virus della peste suina“. I veri vettori virali siamo noi.

Di nuovo appare evidente come la diffusione di queste malattie non sia una qualche volontà divina incontrollabile o capricciosa, nè un fatto totalmente naturale, ma il frutto di una interferenza a più livelli dell’essere umano sui sistemi naturali. Interferenze che sono da ultime mancanze di rispetto nei confronti degli esseri viventi con cui condividiamo il pianeta.

Illuminanti sicuramente le parole di Isabella Pratesi, direttore conservazione WWF Italia: “Le misure di contenimento di queste epidemie previste dalle normative nazionali ed europee risulteranno misure palliative ed emergenziali, senza un ripensamento dei nostri sistemi produttivi e di consumo, riducendo soprattutto quello di carne. Il totale degli animali allevati per il consumo di carne è circa 3 volte superiore al numero di persone esistenti sul nostro Pianeta“.

Con l’aumento del consumo aumenta la produzione e con l’aumento della produzione aumenta la tendenza degli allevatori e di tutta la filiera produttiva a cercare il facile guadagno a discapito della salute degli animali e da ultima anche dei consumatori.

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WWF propone una soluzione in 6 punti cardine:

  • 1) Rivedere completamente i sistemi di allevamento intensivo, riducendo drasticamente il numero e la densità degli animali allevati (e migliorando sostanzialmente il loro benessere). Ciò è fondamentale per ridurre la diffusione delle zoonosi come l’Aviaria e delle malattie infettive come la PSA;
  • 2) Ripristinare e proteggere gli habitat naturali e la ricchezza di biodiversità, che contribuiscono a ridurre la diffusione di malattie zoonotiche mantenendo l’equilibrio tra presenza umana e specie selvatiche in termini sia di distanza spaziale sia di presenza di barriere naturali che impediscono il passaggio dei virus dagli animali all’uomo;
  • 3) Gestire correttamente le specie selvatiche, in particolare il cinghiale, senza attendere situazioni di emergenza, ma pianificando nel medio e lungo termine la gestione delle popolazioni. ,Svincolare la gestione della fauna selvatica dagli interessi venatori.
  • 4) Contrastare il bracconaggio,in particolare quello rivolto ai cinghiali, e il commercio illegale di specie selvatiche ì, come importante misura di tutela sia della biodiversità sia della salute umana;
  • 5) Rafforzare il sistema di sorveglianza nazionale sulle zoonosi e altre patologie potenziando l’attività di monitoraggio sulla fauna selvatica e nelle aziende zootecniche, in particolare degli allevamenti;
  • 6) Ridurre il consumo di carne e altri prodotti di origine animale (uova, latte, formaggi, latticini ma anche il pellame). Una dieta ricca di alimenti di origine vegetale con piccole quantità di cibi di origine animale comporta benefici sia per la salute sia per l’ambiente.

Possiamo continuare all’infinito a ignorare, e così si conclude anche il comunicato, che i comportamenti di ciascuno di noi nel caso in cui siano dannosi per l’ambiente finiscono per tornarci contro come un boomerang letale. Ma a quanto pare davvero, qualcuno ancora sembra non averlo capito.