Le polemiche sul Nutri-Score sono basate su falsi presupposti, i nutrizionisti ne sono convinti

Continua il dibattito che punta l’indice contro il Nutri-Score, l’etichetta a semaforo sui generi alimentari. Specialmente in Italia e Spagna

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(pixabay)

L’Italia e le sue associazioni di protezione del patrimonio gastronomico nazionale si dovranno probabilmente rassegnare. Anche se non è stato disposto ancora un obbligo comunitario, il Nutri-Score è in vigore nella maggior parte dei Paesi UE, con dimostrati risultati di efficacia nell’indirizzare la spesa dei consumatori.

Ciò che non piace a produttori, associazioni quali Coldiretti, e politici demagoghi, è che la maggior parte dei prodotti DOP, specialmente salumi e formaggi, rientrano nelle categorie dei prodotti di classe D o E, ovvero considerati poco benefici per la salute. Ma quello che si dimentica di mettere in luce, nella campagna propagandistica contro l’etichetta a semaforo, è che essa è solo la traduzione in termini visuali di quanto è scritto in etichetta.

Le etichette sugli ingredienti di un prodotto e sui suoi valori calorici e nutrizionali sono obbligatorie da parecchio tempo, ma non sono spesso facilmente leggibili. Infatti la quantità di grassi saturi o di sale contenuti in un alimento non significano molto se non gli si affianca un riferimento su quali sono i limiti consigliati.

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Ed in sostanza è questo che fa il Nutri-Score: traduce le etichette in un’immagine visuale d’impatto e facilmente leggibile. Certo, le polemiche si basano sul fatto che questo può portare ad un disincentivo sulle vendite, ma allo stesso tempo è stato introdotto per contrastare i problemi di salute legati all’alimentazione, quindi questo è il segno che un indirizzo in senso salutistico alle scelte dei consumatori era necessario.

Come si legge in un articolo de “Il Fatto alimentare”, “la difesa del prodotto Made in Italy è un argomento largamente utilizzato anche dai partiti populisti (come la Lega) e di estrema destra (come Fratelli d’Italia). Questi partiti fanno appello al patriottismo culinario, all’orgoglio alimentare nazionale, alla difesa dei valori tradizionali italiani e alimentano teorie cospirative sul ruolo dell’Europa e della Francia… In nessun momento, nelle loro argomentazioni, si evoca la salute di consumatori e, in particolare, le grandi sfide di salute pubblica che l’Italia deve affrontare. Di fronte a queste affermazioni inesatte, eminenti scienziati italiani come Paolo Vineis, Elio Riboli, Walter Ricciardi, Mauro Serafini, Silvio Garattini si sono mobilitati per denunciare la strumentalizzazione del punteggio Nutri-Score”.

Si sono paventate delle alternative al Nutri-Score per placare le polemiche, qualcosa che non fosse così d’impatto come il semaforo verde o rosso, ma è stato dimostrato che l’efficacia di questi surrogati non è sufficiente. 400 scienziati europei e 30 associazioni si sono schierate in difesa del Nutri-Score, e con l’occasione hanno ricordato che la scelta di un logo nutrizionale efficace per l’Europa deve rispondere solo alle esigenze dettate dai dati scientifici, e non dagli interessi di alcuni operatori economici o degli Stati membri che li difendono.