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Alimentazione

Quando i claim salutari sugli alimenti in realtà nascondono eccesso di zuccheri, i test de Il Salvagente

“Il Salvagente” ha condotto analisi su molti prodotti di larga diffusione che vengono pubblicizzati come salubri. Dai risultati emergono concentrazioni di zuccheri oltre il livello suggerito

Foto Sharon McCutcheon Unsplash

I claim, letteralmente dall’inglese “reclami”, sono degli slogan che pubblicizzano il beneficio di un prodotto. In campo alimentare, data la varietà di scelta e la sempre crescente attenzione per il cibo sano, sono molto utilizzati. È facile leggere in etichetta, evidenziato in bella vista, qualcosa come “Ricco di vitamine”, “Povero di grassi”, “Senza zuccheri aggiunti”. In realtà queste informazioni sono delle mezze verità.

Se da una parte un apporto di fibre o la scarsità di grassi saturi sicuramente sono un beneficio per il corpo umano, dall’altra non è detto che il prodotto, se ingerito, sia realmente salubre. Nell’industria alimentare si guarda sempre all’appeal di un prodotto, e senza dubbio la prima attrattiva è che un alimento sia piacevole al gusto, specie per i bambini. Ma la salubrità di un alimento a volte può andare a discapito della sua “bontà”, per cui si cerca di mascherare un prodotto sano magari con un eccesso di zuccheri.

Dei test condotti dalla rivista “Il Salvagente”, e riportati in un articolo della testata stessa, mostrano come “dietro al vestito cucito su un singolo vantaggio nutrizionale ci sia un dolce inganno: un carico di zuccheri fin dalla singola porzione che rischia di colmare in fretta quei 25 grammi indicati dall’Oms come apporto ottimale”.

Il lavoro è stato portato avanti confrontando etichette e le tabelle nutrizionali di 30 prodotti, da quelli per la colazione come corn flakes e biscotti, agli yogurt e snack per la merenda, fino alle bevande amate dai giovani. Dai risultati è emerso che “nella stragrande maggioranza dei casi il vanto nutrizionale si “accompagna” con un carico di zuccheri che, in appena una porzione, può superare anche il fabbisogno giornaliero considerato ottimale e con la presenza di ingredienti sgraditi e dannosi per la salute”.

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Tra gli ingredienti poco graditi che sono stati trovati nell’analisi ci sono oli vegetali, come il cocco e il palma, ricchi di grassi saturi, lo sciroppo di glucosio-fruttosio e i dolcificanti come sucralosio, aspartame e acesulfame k sui quali pesa il sospetto di essere possibili cancerogeni. Inotre è stata rilevata la presenza di additivi come i mono e digliceridi degli acidi grassi, l’E460, l’E466 e il colorante E150 d della Coca-Cola.

E soprattutto quantità di zucchero in eccesso. L’OMS nel 2015 ha rivisto le soglie di assunzione raccomandando una quantità inferiore al 10% della quantità totale di energia assunta quotidianamente. L’organismo sanitario, però, si è spinto oltre e raccomanda un’ulteriore diminuzione dello zucchero a meno del 5% dell’energia totale giornaliera, ovvero circa 25 grammi, circa 6 cucchiaini da tè. La società statunitense di cardiologia stabilisce per i bambini da 2 a 18 anni di non superare la dose di zuccheri (liberi e aggiunti) di 25 grammi.

Quindi, in sostanza, ciò che viene messo in rilievo per connotare come sano un alimento non sempre corrisponde a verità. E da qui si torna alla questione del Nutriscore, l’etichetta a semaforo che prenderebbe in considerazione fattori molto più complessi della semplice composizione di un alimento prima di decretarne la salubrità. Ma in Italia le lobby delle industrie alimentari si sono opposte, e per le etichette “d’impatto” bisognerà attendere un accordo tra nutrizionisti e produttori.

Pubblicato da
Giulia Borraccino