Un’interrogazione parlamentare per la vicenda RINA – Ali Enterprises, MC esprime soddisfazione

Numerosi Senatori della Repubblica italiana hanno depositato il 21 dicembre scorso, un’interrogazione parlamentare per accertare le attività della società RINA, che 10 anni fa aveva certificato la conformità ai canoni di sicurezza per la fabbrica pakistana dove, in seguito ad un incendio, sono morte 250 persone

fabbrica tessile
Francois le Nguyen Pou

Nel 2012 un incendio ad una fabbrica tessile pakistana, la Ali Express, è costato la vita a 250 persone, tra cui 12 minorenni. Quando avvengono tragedie di questo tipo oltre allo sgomento, la prima necessità è quella di accertare le responsabilità dell’accaduto; ma non è sempre così semplice. Una società italiana di certificazione di sicurezza sui luoghi di lavoro, RINA, collegata al Ministero dei Trasporti italiano, 4 settimane prima del rogo aveva attestato la conformità alle norme di sicurezza sul lavoro.

E il 21 dicembre scorso, a quasi 10 anni di distanza dai fatti, come si legge da un comunicato stampa di Movimento Consumatori datato il 23 dicembre 2021, “i senatori Gianni Pietro Girotto, presidente della X Commissione Attività Produttive del Senato, Iunio Valerio Romano, Sergio Vaccaro e Sergio Puglia, hanno depositato un’interrogazione parlamentare rivolta al Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili (MIMS) con riferimento all’attività della società di audit e certificazione RINA S.p.A.”.

La vicenda è ancora aperta. Cosa c’entrano le istituzioni italiane? RINA è una società per azioni al 70% di proprietà del Registro Navale Italiano, nel cui Consiglio di Amministrazione siedono due membri del Ministero. Il MIMS è quindi almeno politicamente responsabile delle azioni della sua controllata RINA, che si definisce il “terzo attore internazionale nel campo della responsabilità sociale delle aziende” e che nel 2019 ha dichiarato ricavi netti pari a 476 milioni di Euro.

Nel rapporto stilato in seguito all’ispezione alla Ali Enterprises, RINA ha tralasciato di menzionare un piano ammezzato in legno costruito illegalmente, non isolato dal magazzino dove è scoppiato l’incendio; inoltre la struttura presentava al piano terra un accumulo di materiali infiammabili, non adeguatamente separati; aveva un sistema di allarme antincendio non funzionante e l’unico estintore presente non funzionava; aveva una sola uscita di sicurezza per 1.000 lavoratori, mentre le altre erano sbarrate; infine, non aveva la scala di sicurezza esterna.

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Come si legge nel comunicato di Movimento Consumatori, “un’accurata simulazione, condotta dalla società Forensic Architecture e commissionata dallo European Center for Constitutional and Human Rights, ha dimostrato che se tali mancanze e infrazioni fossero state identificate nell’audit e corrette per tempo al fine di ottenere la certificazione SA8000, l’incendio non avrebbe causato quel numero di morti e feriti.

Ora la parola passa al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, con l’auspicio che dopo 10 anni vengano accertate e sanzionate adeguatamente le responsabilità per la società RINA S.p.a., che finora è riuscita a sottrarsi alla giustizia.