Medu lancia un appello all’UE: “I diritti umani devono essere ripristinati alle frontiere”

L’associazione Medici per i diritti umani chiede che la Comunità europea si occupi delle violazioni degli accordi internazionali che avvengono costantemente alle frontiere degli Stati membri

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In Lituania si sono attuati dei cambiamenti legislativi che “mirano a limitare l’accesso all’asilo, a sopprimere le misure di tutela per le persone in situazioni vulnerabili, a permettere la detenzione automatica, a limitare l’accesso a un rimedio legale efficace e a ridurre l’accesso alle misure di accoglienza”.

In Lettonia le istituzioni impediscono la possibilità di chiedere asilo, senza valutare in alcun modo la specificità delle condizioni dei migranti, e violando il principio comunitario del non refoulement, ovvero il “non respingimento”.

In Bielorussia la protezione militarizzata delle frontiere ha provocato la morte di almeno 10 persone.

Medu, l’associazione internazionale Medici per i diritti umani, in un comunicato stampa del 26 novembre 2021, palesa tutta la sua disapprovazione per l’indifferenza che l’Ue sta manifestando verso l’inasprimento della crisi delle frontiere.

Nello stesso comunicato, l’associazione, supportata da altre onlus, lancia un appello alla Commissione europea perché si intervenga immediatamente nel ripristinare i diritti di chi intende attraversare i confini, che sì, sono garantiti sulla carta, ma che nella prassi vengono costantemente elusi dalle specifiche azioni degli Stati Membri.

Le richieste si focalizzano essenzialmente su cinque nodi nevralgici. In primo luogo l’associazione chiede di abrogare le legislazioni interne non conformi al principio del non respingimento, perché chiedere asilo è un diritto fondamentale e il non refoulement è un principio inderogabile che deve essere osservato anche in tempi di emergenza. Se gli Stati membri si rifiutano di rispettare il diritto comunitario e internazionale, devono essere prese in considerazione misure di disciplinari e di infrazione”.

In secondo luogo, l’appello si rivolge ad eliminare i tentativi di alcuni stati membri di reprimere le azioni della società civile. Troppe volte giornalisti, operatori umanitari e assistenti legali sono stati ostracizzati nell’adempimento delle loro attività professionali. Le zone di confine devono essere monitorate da attori indipendenti dalle istituzioni, per garantire il rispetto delle norme comunitarie.

Ma purtroppo si è assistito a casi di violenza nei confronti di questi professionisti, che non hanno ricevuto il giusto peso giudiziario ed investigativo.

“Secondo il diritto comunitario e internazionale, chiunque cerchi asilo alle frontiere, indipendentemente dal modo in cui è arrivato, ha il diritto di presentare una domanda d’asilo“. In molti paesi Ue questo diritto viene ostacolato all’origine, attraverso pratiche legali e non. Medu chiede che questa possibilità venga abolita e penalizzata.

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Anche nel caso in cui non sia possibile ospitare un richiedente asilo, si dovrebbero incentivare e supportare le associazioni della società civile e religiose disposte a fornire accoglienza e sostegno.

Alcuni Stati Membri stanno tentando accordi con Paesi terzi per far rimbalzare la palla da un posto all’atro, in aperta violazione del diritto internazionale. Trasportare le persone in paesi terzi per il procedimento di asilo, come è stato proposto, è illegale secondo il diritto internazionale e comunitario, e politicamente non realizzabile”.

In ultima analisi deve essere presente il principio della trasparenza sugli accordi con i paesi terzi, l’unico che possa garantire che le azioni intraprese siano democratiche. Ma al momento non è così. Medu chiede che “il contenuto di qualsiasi accordo sia reso pubblico, e che il Parlamento europeo ricopra un ruolo significativo nel monitoraggio degli accordi. Anche il monitoraggio indipendente e il sostegno alle persone rimpatriate dovrebbero essere garantiti”.

In definitiva, la questione delle frontiere, che da sempre sono un terreno di conflitto, dovrebbe essere tenuta in considerazione dalla Comunità europea con il giusto peso che ha. Voltarsi dall’altra parte facendo finta che la mano destra non sappia ciò che fa la sinistra non è solo immorale, ma anche illegale.

In questo periodo storico, in cui ci si interroga in continuazione sul lasciapassare Covid, e sui diritti annessi, è scandaloso trascurare la questione delle frontiere, che comporta una violazione dei diritti umani ben più grave.