Il Covid ha aumentato le disuguaglianze tra i più piccoli, lo confermano studi recenti

La pandemia da Covid 19 ha avuto effetti devastanti nelle fasce d’età dell’infanzia e dell’adolescenza, aumentando ulteriormente le diseguaglianze tra cittadini più piccoli e indifesi

Foto Pixabay

Stando per esempio ai dati diffusi da Save the Children, l’infanzia in Italia è in serio pericolo sia dal punto di vista strettamente numerico (in 15 anni si sono registrati 600mila bambini in meno) sia per quello che riguarda le politiche nazionali di aiuto ai più piccoli per contrastare la povertà assoluta ed educativa (1 milione di bambini in più entrati nella fascia di povertà assoluta).

Una povertà che si è ovviamente acuita con la pandemia da Covid 19, andando a rendere ancora più profonde le diseguaglianze tra i bambini e le bambine che possono accedere a tutta una serie di servizi e chi invece vive in condizione di necessità perenne.

Secondo i dati raccolti dall’istituto Demopolis per Con i bambini, il 78% di chi ha partecipato al sondaggio ritiene che il problema principale per i più piccoli sia la dipendenza da device digitali, una dipendenza che si è acuita con la pandemia.

Pandemia che ha messo al primo posto tra le necessità indicate dai genitori, 8 su 10, la socialità, la continuità scolastica e le attività sportive e ludiche. Parlando della scuola nel momento più profondo della crisi prodotta dalla pandemia, quando tutti eravamo chiusi in casa e i bambini erano costretti a fare lezione in Dad, il 55% ritiene che con la Dad sia peggiorata l’organizzazione scolastica, mentre il 48% degli intervistati ha percepito un deteriorarsi del rapporto tra i ragazzi.

In generale per un italiano su due la scuola non è riuscita ad arrivare a tutti in maniera adeguata in termini di accesso alle lezioni, possibilità di avere rapporti con gli insegnanti, riuscire ad apprendere ciò che veniva insegnato.

Fa riflettere la percentuale di intervistati secondo cui non ci sono uguali possibilità educative per tutti: il 64% degli italiani ritiene che ci siano forti differenze nell’offerta didattica ed educativa sul territorio nazionale.

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Quello che ci sta insegnando il Covid è che dobbiamo rivedere i sistemi scolastici nazionali per far sì che tutti i bambini e tutti gli adolescenti abbiano la possibilità di crescere come cittadini.

E la pandemia ci ha insegnato anche che senza un’infrastruttura globale adeguata, la scuola da sola non può farcela.

Non si può continuare a pensare che l’educazione, più che l’istruzione dei bambini e degli adolescenti, passi solo ed esclusivamente per i banchi di scuola. Il momento nevralgico dello sviluppo psicologico ed emotivo dei più piccoli è sicuramente da accompagnarsi ad una ristrutturazione dei rapporti familiari e di comunità.