Il Presidente dell’Agcom ha discusso in Parlamento della crisi della carta stampata

I numeri presentati in Parlamento lasciano pochi dubbi su quale futuro attende il mondo dell’editoria

Che la carta stampata sia uno dei settori commerciali più in crisi dell’ultimo decennio non è certo un mistero. Il punto semmai, è tentare di comprendere fino a che punto la transizione verso l’informazione digitale abbia certificato la fine dei quotidiani cartacei e dei gruppi editoriali per come li abbiamo conosciuti fino ad adesso.

Le dichiarazioni rilasciate in questi giorni dal presidente di Agcom Giacomo Lasorella, tratteggiano in tal senso una realtà drammatica: gli italiani leggono sempre meno, e quando lo fanno scelgono di informarsi tramite la rete. Il discorso di Lasorella è arrivato durante la presentazione della relazione annuale dell’autorità in audizione in Parlamento. Il presidente Agcom ha spiegato che soltanto il 17 per cento della popolazione infatti continua quotidianamente ad acquistare e leggere giornali cartacei. La prima conseguenze di questo trend è facilmente intuibile: se molti media, come ad esempio quelli televisivi, stanno riuscendo ad adattarsi, e in alcuni casi a reinventarsi per stare al passo di un nuovo mondo in cui il web è protagonista, per le società che hanno operato esclusivamente nella distribuzione cartacea dell’informazione questo sta risultando impossibile. Nel documento presentato in parlamento, l’autorità ha dichiarato di aver censito e registrato nel suo database 105 testate, allo scopo di “vigilare sul pluralismo nei suoi singoli aspetti”. E per quanto riguarda questo aspetto, l’Agcom nel suo report rileva come non vi siano gli estremi che facciano anche solo sospettare un monopolio del settore. La realtà descritta invece parla “una sostanziale stabilità negli anni della concentrazione e delle quote di mercato degli operatori leader nei diversi ambiti”.

Resta però il fatto che quella dei media è un’industria in crisi da anni in Italia, ma non bisogna commettere l’errore di pensare che la colpa sia solo di quegli editori che non sono più riusciti a stare al passo con i tempi. Vi è anche, secondo l’Agcom, un vuoto di politica industriale da colmare in un settore che gode di grande prestigio nel mondo quanto a sapienza tecnica e qualità dei contenuti”. 

Se la situazione per i quotidiani cartacei è così drammatica, èanche perché la pandemia ha permesso all’informazione digitale di avanzare e diffondersi come mai accaduto prima. Un fenomeno che naturalmente ha riguardato il web in generale, basti solo pensare all’esplosione avuto dalla piattaforma per gamer Twitch durante il primo lockdown. Una crescita abnorme quella di internet tra la popolazione mondiale a cui nemmeno il nostro paese si sottrae. L’Italia è ancora molto indietro per quanto riguarda gli investimenti in infrastrutture informatiche, ma la copertura internet complessiva del territorio è già molto ampia e oltretutto, risulta in crescita del 30 per cento rispetto al 2019. Andando a visionare invece la copertura complessivo del territorio nazionale della fibra ottica, si può invece notare come ormai una famiglia italiana su tre si trovi già in un luogo abilitato alla navigazione. Lasorella ha poi ricordato alla politica come la vera missione adesso su questo tema è quella di accompagnare il Paese verso la transizione digitale. Uno slogan che si concretizza nella possibilita di garantire al cittadino comunicazioni veloci, reti efficienti, pacchi consegnati in tempi giusti, un’informazione e un intrattenimento offerti a prezzi equi e nel rispetto del pluralismo e dei valori della Costituzione, oltre ad una rete internet che costituisca un luogo di scambi e di relazioni improntato alla libertà e al rispetto dei diritti”.

Il divario digitale in Italia è molto grande, ma a preoccupare maggiormente il presidente dell’Agcom è il fatto che vi siano troppe differenze e squilibri in tal senso tra le varie regioni del territorio, con il Sud che naturalmente risulta molto più indietro del Nord in tal senso. Preoccupa invece il fatto che a livello mondiale vi siano pochissime aziende a controllare l’intero flusso di notizie, con Google in prima linea.

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È necessario che i colossi tecnologici garantiscono in primo luogo la totale trasparenza sugli algoritmi utilizzati. Il rischio altrimenti è di ritrovarsi con un’informazione interamente controllata, detenuta e verificata da un ente privato.