Netflix, condivisione abbonamenti: arriva una brutta sorpresa?

Netflix, attenzione alla possibile brutta sorpresa per quanto riguarda la condivisione degli abbonamenti. Ecco cosa valuta la dirigenza 

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Condividere la password dell’abbonamento Netflix è una pratica molto diffusa. Il sistema prevede che con un unico account ed un’unica password sia possibile effettuare l’accesso contemporaneo allo streaming su 4 dispositivi differenti.

Leggendo bene le postille del contratto con Netflix si nota che la condivisione può essere effettuata solamente “all’interno dello stesso nucleo familiare”. Ma fra la teoria e la prassi ci sono molti passaggi intermedi. La maggior parte degli utenti condivide la password Netflix con altre persone non strettamente legate allo stesso domicilio.

In taluni casi la condivisione dell’account avviene a fronte della spartizione della quota abbonamento. L’abbonamento 4 schermi è fornito al prezzo di 15,99 euro l’anno; dividendo il costo tra 4 clienti si può avere Netflix per 4 euro l’anno.

In altri casi si tratta di una gentilezza da parte di un amico o parente che decide di regalare la possibilità di visionare i contenuti Netflix. In ogni caso le statistiche stimano che oltre il 33% degli abbonati condivide l’account.

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Le dichiarazioni dell’azienda

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Nel 2020, con l’avvento della pandemia, Netflix ha ottenuto un incredibile aumento degli utenti. Anche per questo motivo ha fatto “buon viso a cattivo gioco” sul tema della condivisione degli abbonamenti.

Ma i competitor gli stanno con il fiato sul collo; nonostante Netflix sia ancora il numero 1 della diffusione streaming, Amazon e Disney Plus accorciano le distanze.

Per l’azienda è il momento di modificare alcune cose. In cima alla lista c’è la condivisione dell’account. Durante una recente conference call, l’amministratore delegato dell’azienda ha risposto in modo vago ad una domanda sullo stop alla condivisione. Ha annunciato che si stanno effettuando dei test, e che nei prossimi mesi il bacino d’utenza sotto prova verrà aumentato.

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In ogni caso “Qualunque decisione deve avere senso per i consumatori e devono capirla”. La capiranno davvero?