Furto di dati LinkedIn, il Garante per la Protezione dei Dati Personali apre istruttoria

Dopo che è stato scoperto un pericoloso furto di dati personali dalla piattaforma professionale LinkedIn, il Garante della Privacy ha pubblicato, sul sito ufficiale, una nota in cui dichiara di aver aperto un’istruttoria sul social network avvertendo anche che l’utilizzo dei dati raccolti in maniera illecita è a sua volta un illecito.

Furto di dati LinkedIn, il garante per la protezione dei dati personali apre istruttoria
Furto di dati LinkedIn, il garante per la protezione dei dati personali apre istruttoria (foto: pixabay)

Di nuovo il Garante della Privacy e di nuovo un social network. Stavolta però il Garante per la Protezione dei Dati Personali si è rivolta a LinkedIn, social network e piattaforma su cui migliaia di utenti in tutto il mondo si trovano per cercare lavoro o condividere esperienze lavorative. È notizia recente, infatti, che c’è stato un furto di dati e quindi molti utenti italiani sono ora esposti.

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Caso LinkedIn, il furto di dati personali è reato

Furto di dati LinkedIn, il garante per la protezione dei dati personali apre istruttoria
Furto di dati LinkedIn, il garante per la protezione dei dati personali apre istruttoria (foto: pixabay)

È stato scoperto di recente un furto di dati che ha coinvolto molti utenti LinkedIn. In totale si tratterebbe di 500 milioni di profili che sono stati individuati come messi in vendita su siti del Dark Web, una zona della Rete difficilmente accessibile che funziona come una versione digitale di un mercato nero.

In totale su LinkedIn si trovano i profili di circa 600 milioni di persone. Utilizzando un software progettato appositamente per questo, i malintenzionati sono riusciti a raccogliere, il termine tecnico è “scraping”, i dati personali degli utenti che ora vengono venduti a peso nel Dark Web, appunto. Data la grande quantità di profili di cittadini italiani presenti su LinkedIn, il Garante della Privacy ha deciso di aprire un’istruttoria sui social network.

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Come vi abbiamo detto di recente nel caso invece dell’altro furto di dati e della posizione presa, di nuovo dal Garante per la Protezione dei Dati Personali, utilizzare i dati provenienti da questa violazione si configura come un reato. Nella nota diffusa sul sito ufficiale, il Garante invita poi tutti gli utenti a prestare assoluta attenzione a quelle che potrebbero essere anomalie sul proprio account o nel proprio cellulare.

Molti utenti, infatti, tra i dati personali di LinkedIn hanno inserito anche il numero di telefono per essere così più facilmente raggiunti da eventuali datori di lavoro o per comunicare con possibili nuovi dipendenti. il Garante invita, in particolare, a tenere gli occhi aperti per evitare di cadere vittima di eventuali truffe portate avanti proprio utilizzando il numero di cellulare o gli altri dati sensibili raccolti dagli hacker.