Telemarketing, il Garante della Privacy multa Fastweb per 4.5 milioni di euro

Multa da 4,5 milioni di euro a Fastweb da parte del Garante della Privacy per misure inadeguate contro i call center abusivi che fanno telemarketing e per gli inefficaci sistemi di sicurezza.

Telemarketing, il Garante della Privacy multa Fastweb per 4.5 milioni di euro
Telemarketing, il Garante della Privacy multa Fastweb per 4.5 milioni di euro (foto: pixabay)

Fastweb, dopo Eni gas e luce, Tim, Wind Tre, Iliad Italia e Vodafone, ha ricevuto una sanzione da 4.5 milioni di euro da parte e del Garante della Privacy dopo aver riscontrato irregolarità e inadeguatezze nel sistema di controllo degli abusivi del telemarketing.

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Telemarketing e privacy: una questione aperta

Telemarketing, il Garante della Privacy multa Fastweb per 4.5 milioni di euro
Telemarketing, il Garante della Privacy multa Fastweb per 4.5 milioni di euro (foto: pixabay)

In totale, calcolando la più recente sanzione comminata a Fastweb, sono 70 milioni di euro le sanzioni per problemi legati alla privacy e al telemarketing comminate dal Garante della Privacy. Questa cifra porta l’Italia ad avere il primato europeo nella classifica delle sanzioni sulla privacy.

Secondo il Garante della Privacy, e secondo quanto si legge nel provvedimento che motiva la sanzione, Fastweb come gli altri operatori sanzionati non è stata in grado di arginare il problema degli abusivi del telemarketing e dei call center. Nel provvedimento si legge che tutto è partito perché l’autorità per la privacy ha ricevuto “centinaia di segnalazioni e reclami inviati da interessati che lamentavano, e ancora oggi lamentano, continui contatti telefonici indesiderati effettuati da Fastweb e dalla sua rete di vendita per promuovere i servizi di telefonia e internet offerti dalla stessa.”

Ancora nel provvedimento il Garante della Privacy fa notare come Fastweb fosse a conoscenza del problema. Una questione particolarmente delicata è stato il numero degli utenti che sono stati contattati tramite WhatsApp da questi call center non autorizzati richiedendo documenti personali per poter avviare contratti. Più avanti nella nota che accompagna il provvedimento si legge ancora che i provvedimenti presi da Fastweb sono risultati insufficienti infatti “A fronte di un numero consistente di episodi portati all’attenzione della Società, gli interventi effettuati non sembrano aver costituito un serio contrasto ai tentativi di esfiltrazione dei dati dai database aziendali considerato che tali episodi si sono verificati anche in periodi recentissimi.

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Per arginare il problema di questa rete di call center abusivi, che telefonano utilizzando numeri che non sono registrati presso il registro degli operatori di comunicazione ( RoC), il Garante della Privacy chiede che entro 30 giorni vengano adottati nuovi sistemi che possono permettere di controllare che i nuovi contratti fatti con Fastweb provengano da numeri che sono effettivamente censiti dal registro RoC.

Da ultimo, sempre nel provvedimento, il Garante della Privacy contesta anche a Fastweb delle misure inadeguate per quanto riguarda la sicurezza: sono infatti pervenute centinaia di segnalazioni di utenti che si sono visti inviare offerte di operatori diversi dopo aver inviato a Fastweb è una richiesta per assistenza tecnica. La società ha imputato questa emorragia di dati alle ingerenze di Tim, che gestisce l’infrastruttura, ma secondo il Garante è un chiaro segno di una violazione delle misure di sicurezza messa in atto dall’operatore, che sono quindi assolutamente inadeguate.