DL Sostegno, no codici Ateco per i contributi a fondo perduto

Il nuovo DL Sostegno dovrebbe prevedere ulteriori elargizioni a fondo perduto in aiuto di privati ed aziende. Chi è coinvolto e come funzionano.

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Il nuovo Decreto Sostegno, che sostituisce i precedenti Ristori, è in fase di ultimazione. Il Ministro dell’Economia e delle Finanze annuncia un’emanazione prossima. Nell’attesa vengono snocciolati i punti che dovrebbero costituire i cardini delle misure di emergenza.

Negli scorsi giorni sono emerse indiscrezioni circa la ripresa dell’attività di notifica da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Sono previste elargizioni a fondo perduto una tantum i lavoratori del settore spettacolo, del turismo e per i lavoratori stagionali.

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Una dei perni principali dovrebbe essere la reiterazione dei contributi a fondo perduto per privati ed aziende. Ma con delle novità. La cesura tra i Ristori ed il DL Sostegno riguarda soprattutto le modalità con le quali vengono attribuiti i fondi.

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Abbandono codici Ateco ed autocertificazione

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Durante l’emergenza Covid il Governo ha deciso di assegnare i fondi di sostegno alle imprese partendo da una lista stilata in base ai Codici Ateco.  Questi codici servono ad inquadrare la tipologia di impresa o professionista all’interno di un determinato settore. Così facendo chi apparteneva ad un settore cosiddetto “più colpito”, aveva diritto ad un indennizzo superiore.

Il DL Sostegno abbandona queste misure arbitrarie in favore del parametro “perdite subite”. Qualunque professionista che abbia subito un danno a causa della pandemia uguale o superiore al 33% su base annuale ha diritto al ristoro. Questo calcolo si può effettuare semplicemente confrontando i dati del 2020 e del 2019.

In questo modo saranno inclusi professionisti o imprese che non facevano parte della lista dei “Codici colpiti dal Covid” ma che hanno comunque subito un danno cospicuo.

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Per avere accesso al sostegno a fondo perduto per professionisti ed imprese basterà possedere Partita IVA ed inviare all’Agenzia delle Entrate un’autocertificazione attestante la perdita. I contributi a fondo perduto dovrebbero essere limitati alle imprese con fatturato inferiore a 5 milioni di euro.